25 anni di Pretty Woman e gambe (false) di Julia Roberts

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Che le sensuali gambe inquadrate sotto il tavolo in una scena di Pretty Woman non siano di Julia Roberts ma quelle di una normale modella resta uno dei tanti misteri che molti spettatori ancora non vogliono accettare.

Un piccolo aneddoto che la dice lunga sul mito che un film come quello di George Marshall, lo stesso che segnò indelebilmente le carriere della Roberts e di Richard Gere, seppe Pretty Womancostruire nel 1990. Venticinque anni fa come oggi infatti la pellicola esordiva nelle sale americane, un anniversario che è stato celebrato con un incontro tra il cast e il regista per un’intervista pronta alla messa in onda sulla NBC.

E la sensazione che si ricava dalla visione delle prime foto rubate sul set dell’intervista è quella di una nostalgia mischiata a un beffardo sorriso sotto i baffi. Gere sfoggia una chioma brizzolata ma perfettamente acconciata, la Roberts si direbbe essere stata ibernata per un esperimento scientifico e poi rivitalizzata solo in occasione della fotografie. Quelle due leggere occhiaie in più non sono neanche da considerare.

Che le star invecchino molto più lentamente dei “comuni mortali” (e descriviamo così gli spettatori perché era il modo in cui si autoproclamavano negli anni del divismo italiano di Lyda Borelli ed Emilio Ghione) di sicuro non sono il primo a scoprirlo. Ma snobbato dalla critica del tempo e poi rivalutato come un fortunato esempio del cinema sentimentale, enorme successo sia al botteghino sia come fenomeno di costume, Pretty Woman è oggi più che mai il simbolo definitivo di cosa sia Hollywood. Un grandissimo effetto speciale, un make-up che lotta contro il tempo e tende a protrarre il proprio mito in ogni modo.

PRETTY WOMAN (1990) RICHARD GERE, JULIA ROBERTS PRW 081Un mito a cui ci si approccia con reverenza ma anche con curiosità e benevolo occhio indagatore. I numerosi retroscena sul set e sul film che hanno circolato nel corso del tempo, e che puntualmente sono stati ripresentati adesso in occasione dell’anniversario –come il corpo della Roberts “photoshoppato” nella locandina- testimoniano l’inconfessata ammirazione che in un modo o nell’altro si nutre per Pretty Woman. Si cercano i lati umani delle divinità e i difetti di quel mondo perfetto per sentirli più simili e vicini a noi.

Anche chi vuole disdegnarlo come sterile oggetto di marketing cinematografico (e forse si potrebbe anche capirlo) si deve confrontare con la sua formula ineccepibile: un cocktail esplosivo di storia dalla cornice malinconica ma col lieto fine, di bellezza abbacinante dei protagonisti, di humor e lacrime facili dosate al punto giusto, di personaggi secondari indovinati.

Una storia e uno stile ruffiani certamente, ma che finiscono per autodenunciarsi come tali con il passante che sulle note di Roy Orbison dice “Questa è Hollywood, continuate a sognare!”. Anzi, già prima il film si era svelato grazie alle parole di Laura San Giacomo come una rivisitazione della favola di Cenerentola, che come avevamo notato in una prima occasione è una storia a suo modo metafora del cinema: un incantesimo fatto di lustrini e scarpette di cristallo dalla durata limitata ma destinato a restare nella memoria.

Il film sarà trasmesso a breve in televisione proprio per celebrarne il compleanno. Se non lo avete visto avrete l’occasione di rimediare, per riderci sopra o per commuovervi. A voi la scelta di credere che quelle sono o non sono le gambe di Julia.

Francesco Zucchetti per 9ArtCorsoComo9

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