Masayoshi Sukita e gli spigoli di David Bowie

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La strana perfezione della copertina di “Heroes” (1977) è nota in tutto il globo e probabilmente anche al di fuori di esso, conoscendo i natali di David Bowie, l’uomo che cadde sulla terra. La galleria ONO di Bologna ospiterà fino al 10 maggio gli scatti nati dalla frequentazione tra Bowie e Masayoshi Sukita, cui si deve appunto la fotografia che campeggia sul succitato album; tale fotografia è ispirata al quadro “Roquairol” del pittore tedesco espressionista Erich Heckel (1883-1970).

Masayoshi Sukita #1Le opere presentate alla mostra sono una quarantina, e Bowie non vi figura esclusivamente come il pupo aristocratico e alienato ritratto nello shooting, realizzato in quel di Tokyo nel 1977, da cui fu ricavata la copertina di “Heroes”; Bowie era diventato l’oggetto del desiderio (fotografico) di Masayoshi già nell’agosto ’72, anno in cui il fotografo giapponese era giunto a Londra per ritrarre Marc Bolan, artista glam-rock molto legato a Bowie, ed era approdato più o meno per caso ad una delle tappe dello Ziggy Stardust Tour.

L’incontro tra i due avvenne grazie alla mediazione dello stilista Kansai Yamamoto, che disegnò i vestiti di Ziggy Stardust, creatura tanto scheletrica quanto pantagruelica che si cibava delle influenze più disparate, e che amava combinare nel proprio guardaroba l’esotismo giapponese con il senso del fashion proprio degli extraterrestri. Masayoshi immortalò l’effimero Ziggy prima che Bowie lo sopprimesse a sorpresa durante un concerto all’Hammersmith Odeon nel luglio 1973; successivamente il fotografo seguì le molteplici mutazioni dell’artista di Brixton, tanto in momenti pubblici quanto in momenti privati, ed era presente anche nel momento in cui Bowie indossò brevemente l’inverosimile maschera del “membro qualunque di una band” nel periodo, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, in cui assemblò la grezza formazione nota come Tin Machine.

Inutile riassumere a parole le varie declinazioni di Bowie accumulatesi nel rullino di Masayoshi, anche se ammetto di aver ceduto alla tentazione di riversare in un sonetto le suggestioni ispiratemi dalla copertina di “Heroes”. Per il resto, non resta altro da fare se non seguire i cartelli per Bologna.

Masayoshi Sukita #3Due anime in due occhi abbacinati,

il primo guarda fisso e alieno il vuoto

e l’altro, volto al buio, è cieco e immoto

da sopra degli zigomi affilati.

Il re dei burattini ipersessuati

s’è scelto un ruol per lui ancora ignoto,

mutante v’aderisce proprio in toto:

oggetto dagli spigoli spezzati.

È colto da un blackout sol apparente:

la zazzera di ferro dà la scossa

e il mento ha le fattezze d’un coltello.

De Chirico non ebbe mai modello

con l’anima pro tempore rimossa

che stando fermo fosse sì sfuggente

Andrea Meroni per 9ArtCorsoComo9

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