A Roma il più grande campus europeo della creatività

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In un futuro non molto lontano Roma potrebbe ospitare il più grande campus europeo della creatività. L’Accademia di Belle Arti intende infatti ampliare la propria sede di Campo Boario per dare più spazio alle residenze di artista e agli atelier, ai corsi di restauro e a quelli dedicati alle nuove discipline, come il graphic design e il fashion design. Il nuovo polo sorgerà nell’ex Mattatoio di Testaccio che già da alcuni anni ospita sporadiche attività didattiche.

AccademiaCome ha sottolineato Roberto Grossi, presidente dell’Accademia, sarà una grande occasione per riqualificare «un’area ormai degradata e abbandonata che, da diversi anni, sta cercando un nuovo destino nel cuore di Roma». L’ampliamento sarà quindi un’occasione di rilancio non solo per la scuola, ma anche per la capitale che sarà dotata di un valore aggiunto dal potenziale molto elevato.

L’Accademia possiede già un’apertura internazionale piuttosto forte: dei 2200 studenti che la frequentano, il 30 per cento proviene da Paesi esteri. L’intervento richiamerà un numero ancora maggiore di giovani artisti stranieri che avranno la possibilità di imparare dagli antichi modelli. Una specie di Grand Tour del XXI secolo in cui i protagonisti non sono più rampolli facoltosi, ma studenti creativi.

Per il progetto il Comune di Roma ha assegnato all’istituzione 5.000 metri quadrati e due strutture importanti. L’Accademia ha già dato il via alla progettazione di questi spazi, ma mancano ancora le autorizzazioni per procedere. E questo sembra proprio l’unico ostacolo dal momento cui, come ha precisato Grossi, l’accademia ha da parte «3 milioni di euro che consentiranno di cantierizzare subito le opere per offrire, agli studenti e alla città intera, queste nuove aree».

Con l’intervento la città eterna aspira a ritornare l’indiscussa capitale europea dell’arte e dell’architettura, così come lo è stata in passato. Ma per ottenere questo c’è bisogno di una continua e instancabile valorizzazione del nostro patrimonio culturale perché, a differenza di quello che ha dichiarato Dario Franceschini, il nostro Paese negli ultimi settant’anni non ha vinto la battaglia della tutela del territorio. Su una cosa, però, il Ministro dei Beni Culturali e del Turismo ha più che ragione: «in questo secolo l’Italia deve investire su se stessa, sul proprio talento e sulla capacità di investire sulla contemporaneità e nelle periferie urbane». La valorizzazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma ne è un bell’esempio.

Silvia Pozzoli per 9ArtCorsoComo9

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