Vittoria Likud in Israele: Quattro sfumature di Netanyahu

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Non se l’aspettava nessuno eppure è successo. Israele quindi si sveglia con un nuovo, vecchio, premier. Sta per cominciare un nuovo mandato del Likud, per la quarta volta per l’esattezza. Figura chiave, ancora lui: Benjamin Netanyahu. Vince quindi sul suo sfidante, il candidato del centro sinistra Isaac Herzog, dato fra l’altro per favorito fino a poco prima. La formazione di governo abbraccia anche i nazionalisti e i religiosi. Governo che dovrebbe nascere in “due-tre settimane”, dopo l’affidamento dell’incarico che è prevista per il 19 marzo, dal presidente Reuven Rivlin. Buono il risultato della lista Araba Unita, con 14 seggi all’opposizione.

Sono tutti molto stupiti. Perfino quelli dello stesso partito dell’ex premier rieletto stentano a crederci. Né i sondaggi né gli exit poll della scorsa notte avevano fornito questa previsione. Si parla quindi di recupero voti in extremis grazie alla capacità tutta personale di Netanyahu. Ma di che capacità stiamo parlando? Stiamo parlando della capacità di trasferire odio puro dalla bocca alle orecchie della gente. L’ultimo expolit è stato durante le votazioni, l’ex premier allarmato dichiarava: “andate alle urne perché gli arabi ci stanno andando in massa”. Cronologicamente parlando prima, invece, rassicurava come “se vincerò io non ci sarà nessuno stato palestinese mai”. Una campagna elettorale intrisa di odio e per questo le preoccupazioni sono già alte. Prima su tutti l’Anp, Autorità nazionale palestinese, lancia l’ennesimo allarme. “Con elezione di Netanyahu si affossa il processo di pace”. net2Dichiarazioni seguite da invito ad accelerare il processo per far perseguire Israele dal Tribunale penale internazionale. Il capo dei negoziatori palestinesi Saeb Erekat rincara la dose: “Ora è chiaro che la società israeliana è a favore di un affossamento del processo di pace, di un affossamento di una soluzione a due stati e a continuare con i dettami e gli insediamenti”. Continua poi attaccando gli Stati Uniti e invitandoli ad interrompere gli accordi con Israele “in quanto Stato al di sopra della legge”. La situazione è a tratti veramente grottesca. Nel suo primo intervento generale post elezioni, le parole di Netanyahu sono le più blande e omologate a quelle di ogni altro leader occidentale. “Come priorità abbiamo la sicurezza, l’economia responsabile e il welfare sociale per tutti i cittadini israeliani, ebrei e non”.

Quello a cui stiamo assistendo è una vera e proprio dichiarazione razzista e profondamente ispirante all’odio. La campagna elettorale appena terminata in Israele ha evidenziato come la maggioranza del popolo abbia come unica volontà quella di schiacciare la Palestina. Una votazione spinta non dalla voglia di cambiare, ma dalla solita voglia di sovrastare. Ad oggi ci sono però delle variabili da tenere d’occhio. Gli attriti con Obama per esempio  che ultimamente si sono fatti sempre più intensi. Si riuscirà a scardinare questa giornaliera ingiustizia?

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

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