Il padre del cyberpunk: William Ford Gibson

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Si celebra oggi, 17 marzo, il sessantasettesimo compleanno di William Ford Gibson, autore di romanzi di fantascienza e padre del cyberpunk statunitense.

WILLIAM GIBSONConosciuto in tutto il mondo per le sue opere come Johnny Mnemonic , da cui è tratto l’omonimo film e Neuromancer, Gibson è l’inventore di uno stile “superrealista”, simbolo della fantascienza americana degli anni 80′. Nei suoi romanzi non manca una certa dose di fascinazione tecno-pop che possiamo ritrovare anche in capolavori cinematografici come la famosa trilogia di Matrix. Il futuro che cerca di mostrarci non è troppo lontano dal nostro: dominato dalle nuove tecnologie e dalle grandi corporazioni. È stato lui, infatti , a coniare il termine cyberspazio e ad anticipare la rivoluzione digitale che stiamo attualmente vivendo. Questo autore ha dato una scossa alla fantascienza in un momento di crisi. Svanita la new wave, con personaggi di spicco come Philip K. Dick e Ursula K. Le Guin, era arrivato il momento di cambiare, e lui ci è riuscito. Con un immaginazione fuori dal comune, crea bolle di informazione da installare nel cervello dei suoi protagonisti, come succede all’attore Keanu Reeves nel film Johnny Mnemonic, ambientato in una città del futuro dove sono i computer ad essere i padroni. O ancora, dà vita ad un cyberspazio, frequentato da hacker chiamati “cowboys della consolle”, personaggi di Neuromancer, romanzo vincitore del Premio Hugo e considerato il manifesto del genere cyberpunk. Una simile società dell’informazione era già stata creata da Philip K. Dick in Do Androids Dream of Electric Sheep?, opera che ha ispirato il celebre film Blade Runner di Ridley Scott. Gibson raggiunge l’apice di questa corrente con La trilogia dello Sprawl che gli garantisce un successo indiscusso tra la cerchia dei guru delle fantascienza. Il lettore viene guidato in un mondo che si alterna tra realtà e realtà virtuale. I protagonisti vivono in un futuro “ipertecnologizzato” , violentissimo, in cui il loro ruolo è puramente marginale.

MATRIXPer chi si sta chiedendo se il nostro futuro è nella realtà virtuale, leggendo i romanzi di Gibson, direbbe proprio di sì. Le sue trame sono caratterizzate da tecnologie che potevano essere considerate impossibili negli anni 80′, ma che oggi non sono più così lontane. Hacker, visioni olografiche, mondi digitali simulati, sembra di entrare in un videogioco dei giorni nostri.

Il cyberpunk mantiene sempre un certo fascino, chi non vorrebbe poter scegliere tra la pillola rossa e quella blu come Keanu Reeves? In una società frenetica ed alienante come la nostra sarebbe gratificante poter fuggire dalla realtà e rintanarsi in un cyberspazio ideale, ma quello di Gibson non è per niente rassicurante, al contrario, è violento e pericoloso. Questo potrebbe farci riflettere su che direzione la rivoluzione digitale prenderà, su dove ci porteranno le nuove scoperte in ambito tecnologico. Ci stiamo avvicinando al mondo virtuale inventato dal padre del cyberpunk, ma è davvero un’evoluzione positiva? Scrive così, Gibson, in Neuromancer:

All’inizio Internet era un mistero, di quelli che vengono rivelati sottovoce solo agli adepti di strane sette. I suoi riti venivano officiati da poche centinaia di “cibersacerdoti” nei laboratori mistici di università e centri di ricerca.

Qualche anno fa, però, degli eretici devono aver  infranto il voto di segretezza e in breve tempo Internet è stata scoperta e

presa d’assalto da milioni di persone in tutto il mondo.

Come aveva predetto la diffusione capillare della rete, molte altre verità potrebbero essere nascoste nei capolavori di William Ford Gibson.

Ricordiamo, così, il maggior esponente della fantascienza cyberpunk, nel giorno del suo sessantasettesimo compleanno.

 

Elena Digonzelli per 9ArtCorsoComo9

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