Ascolti al ribasso per Eyes Wide Shut. Meglio così?

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Anni fa la prima messa in onda era stata programmata straordinariamente per la prima serata su Canale 5, il bollino rosso costantemente sul lato sinistro della inquadratura a rammentare Eyes Wide Shut(con una certa inquietudine) che quello che si stava vedendo non era un film per tutti.

Ieri Eyes Wide Shut, il postumo e discusso film di Stanley Kubrick, è tornato in televisione, ma relegato alla seconda serata su Rete 4. Il risultato: uno share che non supera la soglia del 5%, alle visioni perturbanti di Tom Cruise e Nicole Kidman si è preferito il dibattito politico di Vespa e le inchieste de Le Iene.

Si può cercare di dedurre su cosa puntava la terza rete Mediaset giocandosi questo film. Sfruttare non soltanto il grande richiamo che un autore come Kubrick tende sempre a raccogliere tra i cinefili più incalliti come tra i novizi, ma anche galoppare l’ondata di successo che ha avuto un film come 50 sfumature di grigio nelle ultime settimane. Nel 1999 infatti la pellicola di Kubrick si ipotizzava, dopo la visione dei primi trailer, fosse destinata ad essere una sagra di orge e visioni allucinate, per il grande rammarico di chi si trovò poi tra le mani un film fortemente erotico e perturbante ma mai esibizionista e gratuito. La fama di film soft-core non lo ha comunque abbandonato del tutto.

Se questa fosse stata effettivamente la strategia di Mediaset, mi spiacerebbe e non spiacerebbe al contempo che la sorte del film sia stata quella di una sonora sconfitta. Spiacerebbe perché il film, almeno per chi scrive, è una delle prove più interessanti del regista. Dalla sublime trasposizione del romanzo di Schnitzler, che dalla Vienna di fine Ottocento si trova catapultato nella New York di fine millennio, all’eleganza con cui Kubrick riesce a calare lo spettatore in un’atmosfera onirica sussurrata: i motivi per tornare e ritornare a vederlo ci sono.

old_cap_10Non spiacerebbe invece per il semplice fatto che sarebbe una nuova, ennesima riprova di come i contenuti di Kubrick siano spesso manipolati e sfruttati, con lo scopo di usufruire solo della loro parte più superficiale per svenderla al miglior prezzo di mercato. Credo ne sappia qualcosa un film come Arancia Meccanicada simbolo di un cinema proibito e pericoloso (ma anche di un’epoca e delle sue contraddizioni) è stato ridotto a logo per t-shirts indossate da ragazzini in fase pre-puberale che trovano cool un film con stupri e nudi integrali. Troppo spesso si è sacrificata la dimensione più profonda dell’autore, approfittando poi della sua vena anticonformista per fare dei suoi film un fenomeno di costume su cui lucrare.

Come troppo spesso è stata sfruttata la sua immagine di eremita per spiegare la freddezza e il cinismo che sembrano affiorare non di rado nella sua produzione. L’idea di un grande autore che al culmine del suo successo si ritira dal mondo e si isola in un esilio volontario ha portato acqua alle speculazioni e ai pettegolezzi. Anche ad una serie di pubblicazioni e uscite, alcune sincere e sentite (viene da pensare al “video-diario” Stanley and Us in cui tre giovani fans, dopo la morte dell’autore, cercano di capire chi fosse davvero Kubrick tramite numerose interviste e testimonianze) altre più pruriginose e alla ricerca dei dettagli scandalistici. Il prossimo appuntamento sarà il documentario diretto da Alex Infascelli, S is for Stanley, che vedrà anche la partecipazione dell’autista personale di Kubrick Emilio D’Alessandro. Vedremo da quale delle due parti deciderà di schierarsi.

Francesco Zucchetti per 9ArtCorsoComo9 

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