Sesso debole? No, grazie. Auguri a tutte le donne che lo meritano

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Un augurio speciale va oggi alle donne nel giorno della loro festa, ammesso che ci sia da festeggiare qualcosa. Nella “giornata internazionale della donna” come andrebbe chiamata, vediamo cosa è cambiato in questo 2015 rispetto agli anni precedenti.

Su una scala mondiale, l’Unicef denuncia ancora come ci siano 250 milioni di donne, o meglio bambine, spose prima dei 15 anni. Un dato agghiacciante se si guarda alla parità. Questo è il triste effetto prodotto da una mentalIMG_0441ità consolidata in certi paesi del mondo, che dovrebbe far risuonare il campanello d’allarme di una società tutt’altro che giusta in tutti noi, ovunque. In Italia, la Cgil dichiara anche quest’anno come le donne e gli uomini non siano ancora allo stesso livello nel mondo del lavoro, per stipendio ed occupazione. Una parità dunque, tutt’altro che conclamata. Introduce l’imminente ricorrenza con un tweet in cui segnala un tasso di inattività femminile del 16,6%, tra le più basse dei paesi europei. Una disuguaglianza che non paga sia sul piano culturale, sia su quello dello sviluppo economico.

Eppure qualcosa da ricordare e per cui valga la pena festeggiare c’è eccome. È doveroso se non altro, onorare gli obiettivi raggiunti con fatica, e a volte costati anche la vita, delle nostre antenate. La storia di questa festa affonda le sue radici nelle lotte per il riconoscimento dei diritti civili e politici da parte delle cosiddette “suffragette”. Proprio in quegli anni, le donne si attivarono sul tema delle rivendicazioni sociali. Molte delle libertà che caratterizzano il mondo occidentale da circa un secolo, altro non sono che il frutto della dura lotta e dell’impegno di qualcun altro a cui va la nostra eterna gratitudine. E c’è ancora gente che parla di sesso debole. Sesso debole a chi?

Come abbiamo visto però, il processo di parità dei sessi non può ancora dirsi ultimato. È una sorta di staffeIMG_0442tta generazionale quella a cui le donne di tutti i tempi sono chiamate a partecipare, al fine di colmare il divario tra uomo e donna e guadagnare una ragione in più da festeggiare. Sarà veramente 8 marzo quando non ci saranno più spose-bambine, quando non ci saranno più molestie ed imparità sui posti di lavoro. Nell’attesa, facciamo nostre le parole di un grande esempio di donna, che è stata Rita Levi Montalcini: “Noi non siamo il corpo. Noi siamo la mente.” Auguri a tutte le donne che pensano di meritarlo.

Agnese Stracquadanio per 9ArtCorsoComo9  

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