Genio futurista per Expo 2015. Medicina per la decadenza contemporanea

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Genio futurista di Giacomo Balla in mostra all’Expo 2015 di Milano. L’olio su tela, realizzato per l’Expo di Parigi del 1925 (Expositio Internationale Des Arte Décorative et Industriels Modernes), dopo 90 anni torna ad essere protagonista. Il 2 marzo 2015, la stilista Laura Biagiotti dichiara, in conferenza stampa, di sentirsi “felice e orgogliosa” di poter presentare l’arazzo al pubblico di Expo 2015. diana_bracco_presidente_expo_2015_spaL’opera futurista, simbolo di modernità e dinamicità, è stata offerta dalla Fondazione Biagiotti Cigna, presieduta da Laura Biagiotti, che dagli anni Ottanta, insieme al marito Gianni Cigna, colleziona quadri e opere d’arte di Balla. Una proposta che fu subito accolta da Diana Bracco, presidente del Padiglione Italia, dove Genio Futurista verrà esposto. La scelta della locazione dell’opera non è casuale: il Padiglione Italia, infatti, è sede del cerimoniale e dell’Albero della Vita, opera ultimata il 4 marzo 2015, in tempo record, dal Consorzio Orgoglio Brescia. Lo stabile dedicato al nostro Paese, infatti, ha come tema il Vivaio, simbolo della natura e della fertilità, che si propone di dare accoglienza alle eccellenze della nostra bella Italia.

 Pertanto, in linea con questa idea, la decisione di esporre l’opera, proprio dove verranno seminati i germogli per un futuro migliore. Expo 2015 è sicuramente un ottimo trampolino di lancio in questa direzione. E pertanto, non è anacronistico uno sguardo al passato. Genio Futurista è un’opera del secolo scorso, ma ancora in grado di dare energia e speranza nel nuovo millennio. MilanoExpo2015 deve essere in grado di valorizzare l’immagine dell’Italia nel mondo e deve farlo con ogni suo mezzo disponibile: un occhio al passato e uno al futuro.

 L’opera di Balla incarna tutto ciò: dinamicità, vigore, energia, modernità. Le medicine che possono contribuire a curare i mali che affliggono il Belpaese. Il recupero del movimento culturale futurista, non deve essere visto sotto una cattiva luce. Certamente, l’inclinazione di questa corrente, che porta con sé uno slancio verso il futuro, è caratterizzata da una vigorosa irruenza, probabilmente anche un po’ arrogante e impulsiva. Eppure, positiva. E’, certamente, un impeto aggressivo, la cui volontà è, però, quella di porre delle nuove solide basi, creando prima disordine. La visione futurista della vita, molto coraggiosa, porta ad un radicale cambiamento di prospettive: se ieri era bianco, oggi è nero.

Ma ciò che più deve essere d’esempio, è il proposito dell’arte futurista di creare un reale distacco dall’epoca precedente, quella del Decadentismo. Quella che, da un lato, professava un estraniamento dalla società, come momento di riflessione esistenziale, ma che dall’altro, a tratti, scadeva nell’esaltazione di uno stile di vita privo di morale.

Il collegamento, per chi conosce la letteratura, è immediato: Decadentismo uguale Gabriele D’Annunzio e la sua vita dedita al lusso e ai vizi. Un clichè difficile da scardinare e che potrebbe sembrare poco meritevole nei confronti di un letterato di tale spessore, ma che riesce a rendere il concetto di quanto a 1365821023183volte sia facile cadere nel vortice del malcostume. Pausa di riflessione. Guardiamo ai giorni nostri: dopotutto, potremmo renderci conto di quanto questo stile di vita non sia così distante dallo stereotipo cui l’uomo moderno tende oggi. Ozium pater vitium, direbbero i latini. Ma non un ozio produttivo. Dedito allo studio e al progresso.  Piuttosto, un ozio che si alimenta di fuffa. Interessi futili, giornate spese all’insegna del dolce far niente, vita mondana e null’altro. Una vita senza alcun significato che sembra quasi voler dimostrare come l’essere umano sia insignificante.

 “Non volevo essere semplicemente un mondano, volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alle feste, io volevo avere il potere di farle fallire!”( Jap Gambardella, dal film La Grande Bellezza).

 Forse la citazione più celebre del film di Sorrentino che incarna appieno la decadenza della nostra società, corrotta e superficiale e che viene fortemente denunciata dal regista napoletano. Cambiamento. Per questo Genio Futurista è attuale ancora oggi. Per questo rappresenta l’essenza del nostro paese. E per questo la cultura e il passato sono sempre d’aiuto per il domani: facciamoci ispirare dall’opera di Balla per imparare a tagliare i ponti con questo presente sempre denunciato, ma mai modificato, proprio come i futuristi, con coraggio, hanno tentato di fare un secolo fa!

Sofia Zanotti per 9ArtCorsoComo9

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