Navi della Marina verso la Libia: Il pericolo c’è

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Al largo delle coste italiane qualcosa quindi inizia a muoversi, ed è qualcosa di imponente e di grande impatto. Sembra che il nostro Governo si sia stufato di fare da fanalino di coda d’Europa. Una volta tanto ha preso in mano il proprio destino e si è fatto carico di qualche rischio. Non ha atteso infatti i tempi biblici che richiede un’autorizzazione delle Nazioni Unite, ha deciso qualcosa in maniera autonoma. Navi in direzione della Libia per arginare il potenziale patto tra Isis e le organizzazioni di traffico di essere umani. Milioni di euro sulla pelle di quei poveri individui che altro non hanno se non una speranza. Salpa quindi la nave San Giorgio, che era attraccata a La Spezia, si parla però di “addestramento”. In pochi ci credono e indiscrezioni all’Huffington Post spiegano che “occorre essere pronti a ogni evenienza, visto che le minacce reiterati dall’Isis contro il nostro Paese sono tutt’altro che propagandistiche”.

Il pericolo c’è. Per la prima volta poi la voce di un ambasciatore fa da bigliettisis2o da visita per tutto il governo. All’anagrafe è Sebastiano Cardi e al Consiglio di Sicurezza pochi giorni fa ha sostenuto sicuro lo schieramento italiano. “Siamo pronti a contribuire al monitoraggio di un cessate il fuoco e al mantenimento della pace, pronti a lavorare all’addestramento delle forze armate in una cornice di integrazione delle milizie in un esercito regolare e per la riabilitazione delle infrastrutture Siamo anche pronti a curare le ferite della guerra e a riprendere il vasto programma di cooperazione con la Libia: la popolazione civile deve poter toccare con mano i vantaggi della riconciliazione auspicata dalla comunità internazionale”. Pronti a tutto insomma. Anche se la versione più accreditata è di una vera e propria versione di pace enforcing nel paese Nord Africano. In pratica però la linea dell’Italia cambia ancora pelle e ritorna “alle origini”. Ai tempi in cui, una decina di giorni fa, Pinotti e Gentiloni, affermavano sicuri che “siamo pronti alla guerra”. Renzi gli faceva da eco, ma il resto poi è storia. Obama dissentì e la linea diventò: “Guerra chi?!”. Un classico.

L’Italia ha forse capito che per certi interventi è meglio lasciare da parte il fervore e le parole chiare. Meglio agire di sotterfugi, con missioni di “addestramento”. E’ tutto più facile da gestire, si può sempre smentire senza rischiare brutte figure almeno. Che sia stato Obama a fare qualche disegnino per il nostro fiorentino premier? Nel mentre il rischio è alto, lo ripetono tutti.

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

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