Saviano e la scrittrice in incognita

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Io propongo te perché ti leggo e propongo te perché hai avuto l’attenzione della critica internazionale. Propongo te perché credo che la tua presenza possa aiutare questo premio a essere qualcosa di vitale e genuino.

Queste le parole che Roberto Saviano rivolge a Elena Ferrante per proporle di partecipare al Premio Strega 2015, in una lettera ricolma di stima e ammirazione nei confronti della collega e compaesana.

Nella lettera lo scrittore napoletano sembra attribuire a questa Bansky della letteratura la responsabilità di un cambiamento epocale nel mondo dell’editoria. Sarà sufficiente la sua partecipazione al Premio Strega per rendere il mondo dei concorsi letterari trasparente e florido? Senza dubbio sarà interessante dal punto di vista mediatico. Infatti, dopo la pubblicazione della lettera su La Repubblica, sono in molti quelli che si chiedono che volto attribuire alla scrittrice.

Saviano (super piccola)Sembra di essere tornati ai tempi in cui Amélie Nothomb dichiarava alla stampa di essere nata a Kobe, nel paese del sol levante, e dopo rapidi controlli anagrafici le agenzie di stampa scoprivano il suo vero luogo natio. La scrittrice è infatti originaria di Etterbeek, un paesino belga nei pressi di Bruxelles, spogliandola così di ogni fascino orientale.
Strategia di visibilità? Mania di protagonismo? Paura di essere assaliti dai fan? Timore di essere perseguibili a causa delle proprie idee? Ghostwriter? Mi domando cosa spinga gli scrittori ad adottare strategie simili, le quali sfociano spesso nel ridicolo. Penso che per imporsi nel mondo della comunicazione e dell’editoria un’identità bisogna avercela, e anche ben definita.

Non tutte le figure che lavorano nel campo della comunicazione possono permettersi il lusso di rimanere oscuri e innominabili, i giornalisti non godono certo di questo privilegio.
Del resto che importanza può avere una testimonianza da parte di qualcuno che rimane nell’ombra? Lo sa bene lo stesso Saviano, che ha deciso di mettere il suo volto dietro a ciò che ha scritto e si è trovato costretto a rinunciare alla sua libertà, forse la cosa più preziosa di cui un uomo può godere.

E’ corretto premiare una scrittrice senza volto, tra i mille scrittori esistenti e forse altrettanto validi? E’ intelligente scartare persone che, pur essendo artisti, nel mondo hanno deciso di viverci, e non di eclissarci tramite un ridicolo gioco di pseudonimi?
In fin dei conti cos’è il talento, senza la coerenza? Che valore ha una dichiarazione, senza un volto a sostenerla?

Saviano conclude la lettera sostenendo che i ragazzi di un liceo di Benevento l’anno scorso sapevano già chi avrebbe vinto il premio. Se davvero gli adolescenti delle scuole campane sono spettatori di questa spartizione di visibilità, penso che il modo più diretto di dimostrargli che la libertà d’espressione esiste sia quello di premiare una persona dall’identità dichiarata e trasparente. Premiare uno scrittore sotto copertura sarebbe come confermare il destino crepuscolare della letteratura italiana, ribadire che viviamo in un mondo in cui bisogna rimanere in incognita, in cui non ci si può mai esprimere a pieno, per paura di forze maggiori.

Sylvie Contoz per 9ArtCorsoComo9

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