USA dice no ai leggings: uccidono più di una pistola

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Da taglia 42 poco filiforme, con le gambe più da nuotatrice che da ballerina, ho sempre diffidato dei leggings.  Quel tessuto elasticizzato mi ansiava più di una blanda depilazione con le venti denari. Il loro sottolineare le mie ginocchia pronunciate prima, e i polpacci poi, mi faceva desistere dal comprarli. E soprattutto dall’andarci in giro. Per non parlare del dramma nell’abbinarli. Si alle ballerine, con i tacchi no ti prego. Ok ai camicioni, ma il culo fuori mai. Se fossi stata in cerca di comodità, il pigiama sarebbe stato la degna soluzione. Perché, se in cerca d’eleganza, la tuta Adidas in acetato era ben più originale. Insomma, quel disprezzo pusillanime è stato il primo sentimento che mi ha legato a un leggings. Almeno fino a quando pigrizia e inettitudine non vincono buon gusto e scetticismo.

Certo, se avessi un modesto sederino alla Happy Bums, la nuova campagna pubblilp1citaria di EasyJet per la prossima estate, forse ritratterei la mia circostanziale posizione. È quindi una materia d’estetica? Sfoggiare un bel deretano è socialmente più accettabile di aderenze su peccaminosi cuscinetti e buchi cellulitici? Sì. Un bel corpo, come un’opera d’arte, va, seppur con modesta pudicizia, sfoggiato.

Eppure, c’è chi dice no. Il repubblicano David Moore, consigliere dello stato USA del Montana, ha promosso la legge 365 che vieta l’utilizzo dello yoga pants, la versione sportiva del controverso leggings. La colpa sarebbe dell’impudicizia, chi li indossa pecca d’indecenza. Certo il provvedimento fa sorridere, ma forse anche un po’ indignare. Se si è recidivi nel commettere reato, alla terza volta si rischia ergastolo e multa di 10.000 dollari. Eppure un po’ lo capisco. L’America è patria satura d’obesi per scelta e, se vige il ragionamento di qui sopra, un leggings mal portato può uccidere più di una pistola legalmente detenuta. Non sia mai che questi Americani esagerino un poco.

#vitadasabrina

Sabrina Nunziata per 9ArtCorsoComo9

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