Lolita (non ora non qui) tra ideale e realtà

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Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.

 Un uomo maturo e una ragazzina. Vero amore o semplice perversione? Quando leggiamo Lolita di Nabokov veniamo colti da sentimenti contrastanti. Da un lato percepiamo tutto lo squallore di una relazione “in fuga”, che si nutre del sesso nelle misere stanze di motel dei loro viaggi alla On the Road. Ci accorgiamo, però, dalle sue parole, che Humbert ama Lolita. Richiama sia la dolcezza che la passionalità tipicamente romantica. Lo spettacolo in scena dal 12 al 24 febbraio al Teatro Libero di Milano LOLITA (non ora non qui) porta in scena la coppia proibita Lolita-Humbert in chiave moderna. Lei, studentessa di lettere al primo anno di università, lui suo insegnante. La regia di Paolo Giorgio, suoni e musica di Marcello Gori, con la produzione del Circolo Bergman hanno scelto Emanuele Arrigazzi e Veronica Franzosi come interpreti magistrali di due personaggi così controversi e che sembrano sospesi tra sogno e realtà.

la donna che visse due volteValentina e il professore sono gli alter ego della morbosa coppia. Il docente rincorre il suo ideale: essere lui stesso Humbert e fare di lei la Lolita del suo romanzo preferito. La sua ossessione per un modello ideale ricorda La donna che visse due volte di Hitchcock. Il tentativo morboso di cambiarla, al quale lei si ribella, trascina l’intera storia a un livello astratto di immaginazione. È vita reale o ripercorrono una vita surreale che non gli appartiene? Humbert insegue fervidamente in suo mito letterario, adattando la sua vita alle fantasie.

 Sadico e perverso, possiede un’intimità distorta, sadiana. Valentina, o meglio, Lolita è per lui una Ninfa da possedere. Come per i Greci, è la fonte di estrema conoscenza, un ponte tra l’umano e il divino. Si tratta comunque di una bambina e questo non può non farci prendere coscienza di una concezione deviata del sentimento amoroso. È vero, anche nella Grecia antica non era raro che i giovani fanciulli attraessero sessualmente uomini adulti. Rubare l’infanzia a una bambino o una bambina è sempre sbagliato. Non ha ancora maturità e consapevolezza. La Valentina dello spettacolo, circa ventenne, è già più matura della dodicenne Lolita del libro. Per questo la situazione perde della gravità  iniziale.

 Tra flashback in un climax di intensità crescente, i due protagonisti vengono travolti in un turbine di violenza e di ricatti senza rendersene conto. Sempre più lontani da quell’ideale che era l’obiettivo iniziale. Non riusciamo però ancora a capire se si è trattato di amore o di sfruttamento. Sicuramente, però, di una relazione malata.

Alice Picci per 9ArtCorsoComo9

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