Figli sdraiati, padri scaduti

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Ne Gli sdraiati (2013) lo scrittore e giornalista Michele Serra si imbarcava in una radiografia delle giovani generazioni e delle contraddizioni, le estraneità, le ostilità tra queste lande e il territorio dei padri. Otto anni fa il ministro Padoa-Schioppa se la prendeva coi “bamboccioni”, i giovani restii a sganciarsi dalle mura domestiche e costruirsi una vita autonoma. Attualmente per la cultura politica i “bamboccioni” sono quelli che non si rassegnano all’idea di scordarsi il posto fisso, e adeguarsi a un mercato liquido. Insomma il problema dei giovani è che hanno difficoltà a uscire di casa senza sapere se potranno mai averne una propria. Con l’ignobile aggravante, spesso, di fare sempre meno figli. In Basta piangere! (sempre del 2013) Aldo Cazzullo lamentava la pigrizia e il facile piagnisteo delle nuove generazioni (ma in fondo quello dei figli che trovano la pappa pronta è un classico). E pure i miei, a casa, si lamentano che i giovani d’oggi sono tutti “computerizzati” ma irrispettosi e senza interesse per un cazzo. Sono solo alcune differenti tracce delle distanze e dell’attuale tensione esistenziale tra vecchi e giovani.

www.circuitovirtuoso.itContrattacco. Nel nuovo romanzo di Lidia Ravera, Gli Scaduti, il nuovo Partito Unico dei trentenni spodesta i padri. Riproduzione obbligatoria, divieto di matrimoni intergenerazionali. E’ uno scenario fantasioso, ma le radici reali sono palesi, la riscossa dei giovani ormai c’è: i premier sono rottamatori e i loro avversari padani sanno appena le tabelline.
Ho sempre pensato che invecchiando le persone sviluppino un atteggiamento ambivalente verso i giovani perché amano trovare in essi l’ideale proseguimento della vita e la consolazione per la morte, mentre odiano la loro differenza, la distanza che ricorda loro proprio che stanno passando il testimone, per giunta a dei pigri smidollati. Oggi la distanza è acuita. Prima i padri esercitavano un influsso maggiore sui figli, mentre oggi (ma lo notava già Marcuse qualche decennio fa), l’autorità familiare viene meno, l’immaginario del soggetto prende linfa vitale dai processi del consumo, dall’immaginario mediatico, dalle nuove forme di potere. Col proliferare della tecnologia e della frenesia virtuale basta un niente perché si allarghi la forbice non solo tra vecchi e giovani, ma anche tra ventenni e quindicenni. E’ un progressivo distanziarsi capillare in cui la continuità tradizionale/familiare è preistoria. In Italia direi che il processo è più rapido al Nord, più lento al Sud, ma ormai anche lì questa liquidità frammentaria prende piede, con grotteschi effetti di paradossale mescolanza tra i nuovi costumi e il legame con la terra e le radici. Molti intellettuali oggi si interrogano sulla scomparsa del padre (vedi, anche per quanto segue, le più recenti pubblicazioni di Massimo Recalcati). Nel pensiero di Jacques Lacan la figura del Padre è associata alla Legge. La Legge è il taglio linguistico-ideale che impone l’ordinamento e la strutturazione del mondo, che consente di nominare l’esperienza, di raggruppare, che traccia confini, limiti. Il Padre limita il proliferare del desiderio. Ma è proprio il limite ciò che consente e legittima l’attività del desiderio. Il desiderio senza norma è caos, eccesso.

www.previsionari.itChi sono i padri di oggi? Sono i giovani di un tempo fatto di utopia, attività, rivolta, contrapposizione aperta. Sono i disillusi attuali, timidi, imborghesiti, spenti come chiocciole ritiratesi nel guscio. Vanno dal vuoto terrazzo di Jep Gambardella agli scoordinati, risentiti, reattivi subbugli della piazza post-ideologica. Ricordo che a scuola dicevano che le preferenze elettorali vanno tenute in segreto. Già per i padri di adesso la Legge non stava tanto nel Padre corporeo, ma nel progetto, nel futuro. Le ideologie cadono, la Legge si dissolve già per una generazione che aveva rinnegato il ruolo legislatore del Padre, e ha perso la legislazione dell’Ideale, insieme all’anelito al conflitto. Risultati: padri che non vogliono invecchiare e tramontare, figli rottamatori che abiurano i padri. E poi il liquido consumismo del desiderio, oppure lo speculare bisogno di intensità soddisfatto dall’attraente dominio assoluto e terroristico della Legge (oggi questo è vivido e centrale). Come costoro avrebbero potuto essere padri per i giovani successivi, la generazione più complessa, contraddittoria, esistenzialmente sperduta, castrata, precaria, tradita dai processi socioeconomici e pure invitata a sentirsi in colpa nel lamentarsi, dato il comfort odierno, la pappa pronta? Siamo snodi di infiniti stimoli, travolti da possibilità interattive, ma pigri e incapaci di agire, restituire. Anzi, imbevuti di ostilità (spesso ipocrita e comoda) per la polis, per l’esercizio pubblico. I giovani si trovano costretti a crescersi innaturalmente da soli. Nell’antica Grecia, tra padri e figli, maestri e allievi, il rapporto era spesso erotico nel senso più concreto del termine. Ora l’onanismo è già un successo.

Michele Gallone per 9ArtCorsoComo9

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