Un #selfie per non farci dimenticare

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Il selfie penetra sempre di più in tutti gli ambiti della nostra vita. Prima, quando eravamo più conservatori e meno inclini a fare nostra ogni parola importata dagli inglesi, era chiamato autoscatto. Poi si è diffuso a macchia d’olio il termine selfie, tanto da essere inserito tra le voci del vocabolario italiano.

 selfieSelfie: autoscatto fotografico generalmente fatto con uno smartphone o una webcam e poi condiviso nei siti di relazione sociale. Da questa la definizione del neologismo sembrerebbe che questo modo di autoriprodursi sia nato dalla tecnologia che diventa sempre più avanzata e sempre più tecnica. Ma non è così.

Il selfie nasce con la pittura e con la scultura. Paradosso? Non proprio. È questa la linea di pensiero su cui si basa la teoria della docente dell’Università di Teramo Raffaella Morselli. La professoressa tiene un corso universitario in cui si analizza la storia dei selfie, che sarebbe nata con la pratica dell’autoritratto. La causa scatenante nasce dal fatto che le persone (in generale) vogliono essere ricordate in determinati momenti e in determinate occasioni della loro vita.

Frida_Kahlo_self_portraitOvviamente, nei secoli precedenti, non esisteva alcun tipo di tecnologia, quindi il metodo più efficace per eternarsi era il ritratto o, nel caso dell’antenato dei selfie, l’autoritratto. Quanti esempi abbiamo davanti agli occhi? Van Gogh in primis, con o senza orecchio. Velazquez che si autoritrae in un dipinto in mezzo alla famiglia reale, come a dimostrare l’unione delle classi sociali. Picasso. Frida Kahlo. E l’elenco potrebbe essere ancora più esteso.

In questa scia di pensiero risulta efficace l’operato di alcuni ragazzi e artisti che si sono divertiti a diffondere in rete dei famosi dipinti o sculture con eventuale cellulare o macchina fotografica incorporati. Così ci si imbatte in un Van Gogh che si fotografa con un cellulare. Oppure ci si trova a osservare una Gioconda con la bocca arricciata nella tipica smorfia duck face (faccia da papera, all’italiana), con le unghie laccate di rosso e un Iphone tra le mani.

Il selfie che trabocca nell’arte. Fatto che fa sorridere ma che banalizza. Ormai è una moda talmente sfruttata e trita e ritrita che si è cristallizzata in qualcosa di banale che non sembra più derivare dalla sofisticata arte dei ritratti.

 E se prima era un modo per dire io ci sono, qui e ora, e sono così, ora è un modo come un altro per far parlare di sé. Il ricordati di me che sfocia presto in una risposta del tipo e dopo mille selfie come faccio a dimenticarti?!

 Elena Mariani per 9ArtCorsoComo9

 

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