La (quasi) inimitabile Oriana

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Non è possibile conoscere completamente gli altri. Anche quando immaginiamo di esserci avvicinati alla loro intima verità, ciò che invece riusciamo a cogliere è solo una pallida imitazione della realtà. Pirandello ne è sempre stato convinto. Oriana Fallaci era di più e forse diversa da come viene rappresentata da Vittoria Puccini nella miniserie L’Oriana diretta da Marco Turco. È stata proiettata nelle sale cinematografiche italiane il 3 e il 4 e sarà in onda su Rai Uno il 16 ed il 17 febbraio.

LOriana_poster_Vittoria_Puccini Un fisico minuto, un volto dai tratti spigolosi che esprimeva tensione. Ce la ricordiamo così, con unghie laccate di rosso che sorreggono una delle tante sigarette. Vittoria Puccini ha lineamenti dolci, delicati, che poco si avvicinano all’asprezza della giornalista. Quando la guardiamo attraverso lo schermo, non riusciamo immediatamente a scorgere la donna che sta impersonando. Oriana era dura, sapeva essere antipatica e insopportabile. Il film l’ha resa più docile, troppo romanticamente legata agli amori della sua vita, e meno giornalista di quel che era sopra ogni cosa. Alcuni momenti cruciali vengono dimenticati. Come l’incidente che quasi la uccise in Messico, ferendola gravemente.  Oppure gli anni de la Rabbia e l’Orgoglio che sono solo accennati, evitando così il confronto con il periodo degli scritti anti-islamici. Il film si sofferma più sull’affetto, sui baci delicati e ardenti di una passione narrata come da romanzo rosa. Alexandros Panagulis è stato l’uomo della sua vita, ma tanto altro era necessario raccontare. Di quel lavoro che era la sua linfa vitale e per il quale aveva sacrificato molto.

1420642926454-770x514 La storia di Oriana Fallaci è stata adattata per confezionare un prodotto semplice, una fiction da somministrare al più vasto pubblico possibile del piccolo schermo. Per questo spesso manca della giusta profondità. Più cose si conoscono di lei, più questo film non verrà apprezzato. Sebbene valido, apparirà incompleto. Un punto di partenza per chi non ne sa nulla, ma sicuramente non un punto di arrivo.

 La miniserie non è comunque priva di argomenti. Oriana del film, come nella realtà,  ci insegna ad aggrapparsi alla vita e non arrendersi mai. Ci fa tornare in mente che vale sempre la pena lottare per la verità. Ci rammenta che l’individualismo porta anche all’immensa solitudine. La ringraziamo anche per il bene che fece alle donne. Perchè scrisse di noi e visse una vita che forse un giorno sarà realizzabile per tutte.

 Oriana non rivive in questo film. Vive nei suo figli, i libri che partorì con amore. Tra quelle righe rimane indelebile il segno che ha lasciato quella donna, un po’ maschiaccio ma profondamente sé stessa. Non è possibile imitare una tale personalità, solo avvicinarsi per provare a spiegare una tale forza.

 Alice Picci per 9ArtCorsoComo9

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