Venezia città si, città no

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Venezia come non l’avete mai vista. La poesia della luce. Disegni veneziani dalla National Gallery of Art di Washington.

Una maestosa raccolta di quadri, composizioni, dipinti, bozze d’artista e studi preparatori è presente dal 6 dicembre presso il Museo Correr di Venezia fino al 15 marzo, in collaborazione National Gallery of Art di Washington. Ad allestire la mostra oltre centotrenta opere dei più grandi artisti, veneziani e non, che raffigurarono la città fatta di luci e ombre, chiaroscuri o velata di sentimenti poetici e visioni d’autore.

SargentTra gli artisti più importanti sicuramente Tiepolo che viene esposto con una straordinaria collezione di 12 opere che racchiudono tutto l’arco temporale della sua attività documentando la sua evoluzione artistica, poi Veronese, Tintoretto, alcuni vedutisti come Guardi o Canaletto. Di quest’ultimi esposte le meticolose rappresentazioni della città rinascimentale o il famoso “capriccio” come quello qui riportato di Canaletto dove accanto al Ponte di Rialto è presente la Basilica Palladiana di Vicenza. A concludere la mostra i meno conosciuti autori stranieri impressionisti e romantici come John Singer Sargent porta l’impressionismo a Venezia e James McNeill Whistler che dopo la caduta della repubblica veneziana non raffigura più la Serenissima ma una città pur sempre unica ma velata di un certo mistero romantico. Tutto per offrire forse la raccolta più esaustiva e completa su una città che l’arte c’è l’ha nel sangue,  racchiudendo opere dal 1700 al 1900.

Tutti questi autori hanno rappresentato Venezia nel suo intimo, andando a raffigurare non solo la città ma raccontando i particolari, la quotidianità e il modo di vivere di quel mondo galleggiante così tanto diverso da qualsiasi altro posto al mondo. Ammiriamo la sua serenità, la sua pace, il distacco dagli odierni scandali politici o dalla polemica sui Mose, le sue tradizioni, che anche oggi Venezia ha in parte conservato mantenendo quella sua particolarità, quel distacco dalla terra ferma. Una città diversa dal concetto di oggi che viene spesso associato al rumore, al traffico o alla confusione. Il traffico è diverso, non ci sono rotonde e semafori, rumore è il suono dell’acqua, dei vaporetti o il riecheggiare delle voci dialettali e straniere che ricordano la storia lontana della città mercantile. crociere in Bacino

Ma Venezia è anche occasione di incontro tra storia e presente. A riguardo vorrei soffermarmi su Canaletto per fare una piccola riflessione. Nella veduta di Santa Maria della Salute l’artista dipinge la vista che si ha da piazza San Marco e trasmette la pace e la serenità di una mattina nella città rinascimentale. Se riprendiamo quella stessa veduta oggi ecco che spunta una crociera che si fa largo tra i canali e che rompe quel silenzio, tutt’oggi argomento di discussione. Due città, a mio avviso, simbolicamente riunite dal ponte sul Canal Grande realizzato nel 2008 dall’architetto spagnolo Calatrava. Un ponte con una struttura palesemente moderna che collega la moderna zona della stazione di Santa Lucia ai meandri e alle stradine della città storica.

Perché i veneziani così attaccati alle tradizioni, alla loro storia non riescono a salvaguardare pienamente la salute estetica e strutturale (il problema del decadimento) della città e il patrimonio artistico messi in crisi? Il motivo è subito detto. Il turismo, di cui la città vive e che rappresenta la principale fonte di sostentamento e sopravvivenza,  è un’arma a doppio taglio. È vero che porta il problema del traffico marittimo e quindi una propensione maggiore al deperimento strutturale della città, però porta anche moltissimo guadagno senza il quale la città non potrebbe mantenersi. Il ponte di Calatrava in questo contesto è letteralmente un asse tra vecchio e nuovo, un braccio, un cordone ombelicale che porta alla città il suo sostentamento: i turisti di tutto il mondo estasiati dall’arte veneziana. Una città che vive d’arte.

Alessandro Morsillo per 9ArtCorsoComo9

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