Tra Crepax e Ludovico Ariosto. La furia in 500 anni di immagini

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“L’Orlando Furioso fu il primo bestseller e il primo libro in cui l’autore ebbe coscienza del pubblico. Oggi è da riscoprire anche in metropolitana, leggendo sull’ebook qualche ottava tra una fermata e l’altra”, sottolinea Bartezzaghi.

Per i suoi 500 anni l’Istituto Treccani lo celebra riproducendo l’opera di Ariosto attraverso una raccoltaorlando - Nidasio di rappresentazioni, intitolata L’Orlando furioso nello specchio delle immagini, che vuole raccontare questo classico della nostra letteratura attraverso le figure di grandi illustratori, pittori, fumettisti e registi. L’obiettivo è innanzitutto quello di raccontare, in maniera diversa, un classico, ma la cosa interessante è notare come ognuno di questi artisti abbia rappresentato le vicende di Orlando. Crepax ci dà la sua visione di Angelica, sensuale amazzone, seminuda, mentre impugna la spada; all’opposto i colori tenui e il tratto semplice di Grazia Nidasio, che ha illustrato L’Orlando Furioso raccontato da Calvino, ci ricordano il mondo fantasy; a Pino Zac basta qualche tratto di matita per dar vita a personaggi in bianco e nero. Ognuno dona il prioprio stile all’Orlando di Ariosto, rappresentandolo in vicende particolari, o con delle caratteristiche originali. Tutti questi artisti, me li immagino innanzitutto lettori. A perdersi tra le pagine di quest’opera, e soffermarsi con occhio vacuo, su alcune righe. Pensare a quell’episodio, immaginare l’evolversi della vicenda in maniera propria, soggettiva ed individuale. Cercare un finale alternativo, o riflettere sulle caratteristiche del personaggio in quella data vicenda. Sognare un po’; cosa comune a tutti i lettori. Poi c’è chi è artista e orlando - Pino Zacriesce a trasformare queste fantasie in opere, e chi le lascia nella propria testa sottoforma di immagini astratte (come la sottoscritta).

Sfogliando queste figure mi immagino un’alternativa alla scena in cui Orlando scopre di esser stato tradito. Lo riesco a vedere mentre, colti i due in flagrante, tenta di sfilarsi l’elmo, incredulo. Ma è troppo agitato. Le mani, tremanti e sudate, scivolano sul ferro freddo. È imbranato, e la cosa lo inquieta ulteriormente; anche perchè di fronte agli sguardi imbarazzati degli amanti, che non capiscono cosa stia cercando di fare, si rende conto di apparire ridicolo. Lascia perdere l’elmo. Tenta di sguainare la spada per apparire più “macho”, e con un gesto poco fluente cerca di estrarla dalla fodera, in cui l’arma, però, rimane impigliata. Di fronte allo sgomento generale, alla tragicomica ilarità della situazione, al dolore del tradimento, al totale annientamento della sua dignità di cavaliere a causa delle sue mosse impacciate, impazzisce. E con un urlo disperato si abbandona sfinito alle sue emozioni, accasciandosi per terra in lacrime. Al che Angelica guarda Medoro, il suo amante, in silenzio, alzando le spalle e con uno sguardo eloquente che sembra voler dire “e mo?”. Lui, in risposta, sbuffa e con la mano indica di lasciarlo stare; lì, solo, a piangere. E il povero Orlando, ferito da questa donna che, a dispetto di ogni idea stilnovista, di angelico ha solo il nome, tralascia i suoi principi e la sua etica di Cavaliere e si abbandona a se stesso, mostrandosi debole e fragile, rannicchiato a terra in lacrime, come un bambino.

Un viaggio mentale senza fine e scopo, ma piacevole. Sarà questo l’obiettivo de L’Orlando furioso nello specchio delle immagini?

Sonia Lorini per 9ArtCorsoComo9

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