L’uomo per bene: l’intima mostruosità di Himmler

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Torna, come ogni anno, la Giornata della Memoria e come ogni anno il cinema contribuisce a ricordare, a ognuno di noi, dal più umile spettatore al più estremista politico di rango, cosa è successo meno di settant’anni fa in Europa. Lo scorso anno fu Hannah Arendt di Margarethe Von Trotta, film del 2012 arrivato in Italia solo nel 2014, che offrì un interessante, e innovativo, sguardo sugli ultimi anni della guerra, analizzandoli dal punto di vista della filosofa. La Arendt, nel 1963, firmò, in seguito alla cronaca del processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, La Banalità del Male, che offrì un’ampia riflessione sull’Olocausto, la Guerra e sulle motivazione che spinsero una consistente parte della classe dirigente tedesca degli anni Trenta a progettare il massacro di intere categorie di popolazione, dagli ebrei agli omosessuali passando per slavi, zingari e comunisti.

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La locandina de L’uomo per bene

L’interrogativo su cui si arrovellò la Arendt, e che la spinse a firmare uno dei trattati filosofici più onesti e importanti della filosofia contemporanea, sono gli stessi che hanno spinto la regista belga Vanessa Lapa a scrivere e a dirigere L’uomo per bene, un film incentrato sul braccio destro di Hitler, Heinrich Himmler. Proprio come era banale, mediocre ed estremamente comune Eichmann, così lo era Himmler che dalla monumentale documentazione esaminata dalla Lapa ha tratteggiato il ritratto di un uomo che, se in sé aveva qualcosa di mostruoso, lo nascondeva molto bene. La regista, infatti, ha avuto la possibilità di passare in rassegna moltissimo materiale: lettere, racconti, video, non soltanto di Himmler stesso ma anche di chi attorno a lui gravitava. È, anzi, attraverso gli occhi della moglie Margarete, della figlia Gudrun e dell’amante Hedwig che la regista racconta il gerarca, colui che fu uno dei principali responsabili della Soluzione Finale e che contribuì, direttamente o indirettamente, con fatti o ordini, alla morte di milioni di persone.

Chi era Heinrich Himmler? L’uomo colto, intelligente, che scriveva lunghe lettere cariche di enfasi o il generale a sangue freddo che riusciva a dormire bene nonostante i lager si colorassero del sangue di persone la cui unica colpa era di non essere nati ariani? Himmler, probabilmente, racchiudeva in sé entrambe queste identità. Ma cos’è che fa di un mostro, un mostro? Sono i cadaveri ammucchiati nei campi di concentramento? Certo. Ma quello che realmente definì la sua natura fu la sua inconsapevolezza, la sensazione di essere nel giusto, la sua banalità. Anche un mostro può scrivere lettere, anche un mostro può tenere un diario, anche un mostro può parlare da uno stand elettorale, può avere un suo sito internet, può proclamare la sua ideologia schermandosi dietro la libertà di opinione. Guardiamoci attorno e riflettiamo: da quanti altri mostri ci dobbiamo guardare? La risposta, anche se taciuta, mi fa venire i brividi.

Giulio Scollo per 9ArtCorsoComo9

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