Feci alla moda. Tombini a Milano

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Eccoci punto e a capo. Milano città della moda. E nessuno tocchi questa definizione.

Nessuno ci passi sopra, sarebbe meglio dire.

161920021-2a744f36-28de-4c03-8560-6c6ddbc025adGiorgio Armani, Just Cavalli, Etro, Prada, Valentino e altre grandi firme stanno per esporre ben 32 tombini che andranno a decorare il quadrilatero della moda. Se dal 24 febbraio fino a inizio gennaio 2016 siete a fare una passeggiata in centro Milano, tra Montenapoleone e Sant’Andrea, e vi accorgete di stare calpestando una grande firma, non chinatevi a raccoglierla. È di ghisa.

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Il tutto è coordinato a favore di una mostra a cielo aperto, pensata da Monica Nascimbeni, a titolo ‘Sopra il sotto – Tombini art raccontano la città cablata’.

A fine esposizione i tombini saranno battuti all’asta da Christie’s e il ricavato sarà devoluto all’associazione non profit Oxfam Italia.

Vogliamo davvero approfondire?! Non basterebbe l’ostentazione di un titolo tanto supponente a chiudere un’opinione? “La città cablata”? E poi qualcuno si chiede perché il mondo della moda spesso è tacciato di superficialità.

Perché inventare un titolo che sembri più uno spot di una rete di fibra ottica (ah, lo sponsor… certo…. è Metroweb…. che stupido!) dà all’intera manifestazione qualcosa di commerciale, di non pensato a sufficienza al di fuori della sua ragion d’essere economica.

Perché se le grandi firme accettano di mettere il loro nome per coprire i nostri rifiuti e liquami allora le ipotesi sono due: o hanno fatto un grande passo avanti nella propria autocoscienza, o non ci hanno pensato proprio.

Perché mettere ovunque si abbia l’occasione il proprio nome senza badare al dove è degno dei migliori bagni dei peggiori autogrill.

Perché pensare che in fondo, anche se fosse un errore… è per beneficenza… un po’ fa male anche alla beneficenza.

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Comunque è ok. Mentre passeggeremo tra le vetrine più costose di Milano, costose magari senza un perché, passeremo sopra a tombini decorati, magari senza un perché, e sarà più allegro passeggiare.

Ricorderemo che Milano non può che essere la città della moda, e nessuno approfondisca il concetto. Potremo anche ricordare che l’italiano vero, quello del made in Italy, ha anche le feci firmate.

Guido Nosari per 9ArtCorsoComo9

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