Boston Time Capsule

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Un mese fa, circa, è stata disseppellita una capsula del tempo risalente addirittura al 1795, presso la State House di Boston, luogo dove risiede il Governatore dello Stato del Massachusetts.

Posto che la ritenevo una cosa da telefilm ed ero a conoscenza di un’unica capsula seppellita negli anni Settanta, la notizia mi sorprende fino ad un certo punto: la percezione che ho sempre avuto circa la popolazione degli U.S.A. è che abbiano una sorta di ossessione per il futuro, in quanto manchevoli di passato autorevole. Non contano molto gli slogan pseudo ideologici tipo live fast die young, il futuro è fortissimamente presente nell’immaginario collettivo ben più del presente, dal Pianeta Proibito (1956) passando per la saga del Pianeta della Scimmie (1967) che ci traghetta ai nostri giorni e senza dimenticarci lo straordinario Blade Runner (1982).

Questa scoperta rende evidente che la voglia di futuro era già presente, all’indomani della Dichiarazione d’Indipendenza (1776) e della Costituzione (1787)!

Non è giusto, non è sbagliato, è una situazione di grigio assoluto. A mio parere.

La capsula di Boston era già stata aperta e “aggiornata” nel 1855 e ci tramanda monete, una medaglia di Washington, pagine di giornali e una targa d’argento circa la costruzione della State House. Nulla di trascendentale ma comunque curioso, ecco perchè prima di seppellirla nuovamente si metterà in mostra.

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La faccenda mi attira per un motivo banale: non è stato il Caso e nemmeno la Storia a consegnare agli Stati Uniti questa capsula, e le tante altre che nel corso del tempo sono state seppellite, ma l’Uomo, sono stati i padri, i nonni, gli avi insomma. Il contenuto è stato scelto con precisione e volontà, è da considerarsi come una eredità, ma storica. Voglio assicurarmi che chi verrà dopo sappia cos’è veramente importante per me, e la mia famiglia.

Or dunque, cos’era veramente importante per un nord-americano del XVII secolo? Quanto differisce da ciò che è importante per gli attuali abitanti del Massachussetts, o anche da noi? Seppelliremmo degli euro, le pagine del Corriere, o il ritratto di Napolitano?

Mi sono informata sulla questione, sollecitata dal caso Boston, e ho scoperto che ad Atlanta negli anni Trenta hanno pensato addirittura ad una “cripta della civiltà” da aprirsi nell’8113, mentre sul piano digitale nel 2006 fu escogitata la Yahoo! Time Capsule da tale Jonathan Harris che raggiunse il numero di 170.857 contributi degli utenti al momento della chiusura, l’apertura è prevista per il 2020. Nel vecchio continente invece, i ricercatori dell’università di Twente (Paesi Bassi) hanno prodotto un hard disk della durata di un milione di anni utilizzando tugsteno e nitruro di silicio… se poi oltre alla materia anche i dati contenuto resisteranno tanto a lungo è un altro paio di maniche.

Tornando in ultima battuta al grigio assoluto, l’importante non è ciò che si conserva ma ciò che si decide di non conservare e la convinzione di avere un effetto sulla scrittura della storia.

Sarebbe più utile un Tardis ma i vivi mentono, le reliquie invece no.

Veronica Benetello 9ArtCorsoComo9

 

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