Ghiottonerie pittoriche: “Il cibo nell’Arte”

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Il cibo nell'arte #3 (Georg Flegel)
“Natura morta” di Georg Flegel

Tra le tante mostre pensate per far gola a una larga fetta di pubblico, ce n’è una più mangereccia di altre che porta il titolo “Il cibo nell’Arte. Capolavori dei grandi maestri dal Seicento a Warhol”. Essa sarà ospitata, tra il 24 gennaio e il 14 giugno, al Palazzo Martinengo di Brescia, ed è patrocinata non a caso da Expo 2015 [benché capiti che l’Expo patrocini più o meno inconsapevolmente – per poi prenderne le distanze quando la frittata è fatta – cose a caso, come il paradigmatico dibattito (s)velatamente omofobo “Difendere la famiglia per difendere la comunità”, organizzato al Palazzo della Regione Lombardia].

Il cibo nell’Arte” imbandirà più di cento opere dedicate a bevande e vivande nelle loro più mutevoli manifestazioni. Il cibo in questione è alternatamente smangiucchiato o intatto, grezzo o rifinito, “plebeo” o “aristocratico” (il cinquecentesco Vincenzo Campi, che amava molto le formose fruttivendole, ha dedicato una tela a dei poveri che si strafogano di ricotta); cibo morto o vivente (il pittore fiammingo secentesco Pieter Boel ha accumulato un bel numero di pennuti ancora gracchianti nella composizione “Moretto con pavone, giovane con uva e cacciagione”).

Il cibo nell'arte #2 (Jean-Baptiste Chardin)
“Cesto di ciliege” di Jean-Baptiste Chardin

Ma anche cibo di fattura casalinga/artigianale contrapposto a quello sfornato dalle catene di montaggio. Il limite estremo della mostra è rappresentato dal caro, immancabile Andy Warhol – con i visti e stravisti “Barattoli di zuppa Campbell” e la rilettura del Cenacolo di Leonardo – spalleggiato da un altro maestro della Pop Art, Mel Ramos, che sovente ha ritratto donnine nude a cavallo di tubetti di caramelle, o simili.

In realtà ci sono artisti anagraficamente più “contemporanei” di Warhol e Ramos, come Luciano Ventrone e Luigi Benedicenti, dediti a una riproduzione talmente puntigliosa della realtà da collocarsi al di fuori del tempo. Benedicenti per esempio ha dipinto due fette di panettone “più vere del vero”, con dei canditi che sembrano gemme, per non parlare di certi pasticcini con fragole simili a rubini, o more che si direbbero perle. Le opere di questi artisti “gioiellieri” meritano veramente l’hashtag #foodporn.

Il cibo nell'arte #1 (David La Chapelle)
“Late Summer” di David La Chapelle

Gli artisti barocchi – fiamminghi (come Adriaen van Utrecht), tedeschi (Georg Flegel) o nostrani (Francesco Noletti, detto Il Maltese) – cercavano la ricchezza nella quantità, dedicandosi a ceste straripanti di frutta o a tavole con ogni ben d’Iddio; gli illusionisti Ventrone e Benedicenti hanno invece un gusto da fotografi minimali, più simile a quello di Francisco Zurbaran, che rompeva le tenebre con l’arancione di agrumi ben torniti. Forse è proprio la consistenza “più vera del vero” che li allontana dal gusto del settecentesco Jean-Baptiste Chardin: Diderot sosteneva che quest’ultimo, maestro di delicatissime nature morte (morbide pesche, uova silenti), sapesse “far circolare l’aria nel quadro”. Forse il panettone di Benedicenti e le ciliege di Ventrone sono troppo “in posa”, troppo laccate per risentire di un qualsiasi influsso dell’aria.

Molto vicino invece al gusto dei barocchi è il fotografo super-contemporaneo David La Chapelle, che nello scatto “Late Summer” somma un’umida raccolta di fiori (un po’ alla Jan Brueghel) a un cumulo di “prelibatezze”: orride gelatine, sottaceti e lattine, con colori tipo “casa di Barbie”.

Insomma, la mostra in questione sembra fatta apposta per sedurre i palati più vari, dagli amanti del cibo integrale a coloro che “scongelano da Dio”. Chi se ne importa se un macro-tema come “il cibo” ispira un vaghissimo sospetto di pretestuosità e dispersività (la mostra è corredata dallo studio delle tavole imbandite da parte dei “più rinomati dipartimenti di Scienze Alimentari delle Università italiane”… per analizzare la correttezza delle diete secentesche?).

A che pro resisterle?

  Andrea Lohengrin Meroni per 9ArtCorsoComo9

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