David Bowie e Renato Zero, coppia d’arte

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Al Contemporary Art Museum di Chicago la mostra antologica su David Bowie ha segnato numeri da record. Il buon David ha recentemente compiuto 68 anni (e chi l’avrebbe immaginato un po’ di anni fa!?), e quella di Chicago è stata la prima mostra internazionale interamente dedicata alla sua carriera. Più di 193 mila persone sono passate per il MCA e la direzione, nella persona di Madeleine Grynsztejn, è entusiasta del ponte che si è venuto a creare tra la cultura pop e lo spettatore abituale del MCA, disabituato al volume alto.

Al MACRO (Museo di Arte Contemporanea di Roma) si celebra invece Renato Zero, con una mostra, “Zero”, aperta il 18 Dicembre e prevista fino al 18 Gennaio, quindi se avete la possibilità andate.

A questo punto i paragoni si potrebbero sprecare. E si sono sprecati. Bowie e Zero, due idee d’esposizione parallele che trasformano i due performers in artisti paralleli, sempre con un occhiolino verso il plus ultra. Sarà sempre Zero ad essere il Bowie italiano nel confronto, sarà sempre il MACRO ad entrare nella ‘sfera internazionale’ che, anche un po’ per disamor di patria, collochiamo spesso un metro fuori dai nostri confini.

Io di Renato Zero ricordo soprattutto una sua comparsa durante il vecchio Chiambretti Show. Devo dire che la sola idea di essere un “sorcino” mi è lontana anni luce, tuttavia quella volta, davanti alla televisione, ho pianto. E forse era solo uno show, ma spero di no.

Zero ha raccontato del rapporto con i genitori, del perché ha scritto il Carrozzone, del come è invecchiato. Poi luci giù, atmosfera e inizia a cantare mentre esce dallo studio. Commovente. Per me e per chi era in studio a quanto pare. Le lacrime non si sono risparmiate.

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Di Bowie ricorderò sempre il video di una sua esibizione nei primi anni di Berlino, quando ancora doveva conoscere il successo popolare. Grandi pantaloni celesti, trucco bianco, capelli arancio e dosi massicce di droga. Non stava in piedi. Eppure è una delle esibizioni che più mi hanno appassionato da sempre.

È abbastanza facile capire che Zero e Bowie sono diversi, e non sono quattro paillettes che possono accomunarli.

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Come è facile capire che entrambi del trasformismo hanno fatto una scelta. Comunque la sia pensi sul loro essere simili, non dobbiamo dimenticarci di rispettare il loro background, che è fondamentale per chiunque pratichi il trasformismo (“la conoscenza di sé è l’anima del trasformarsi”). Da una parte l’arte circense, dall’altra il glam anni sessanta; da una parte la bisessualità, dall’altra l’androgenia totale; Dario Fo e Blake; Rugantino e Verne.

Questo è un modo di pensare che alla lunga potrebbe danneggiare l’idea stessa di una ‘scena internazionale’, ma sono sicuro che starei comunque tranquillo se succedesse.

Guido Nosari per 9ArtCorsoComo9

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