Storia dell’Arte e Simili. 1^Puntata

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Sul CorrieredellaSera.it Pierluigi Battista lascia correre la penna e ci informa della rivincita dell’arte. “Scuola senz’arte. L’arte si vendica”. L’intervento è un lungo elenco degli operatori culturali che oggi spopolano nel nostro Paese. La premessa è che a scuola l’arte è sempre stata messa in ombra. Fin dalla riforma Gentile. Libri fotocopiati, ore risicate e patrimonio artistico passato sotto tono, il tutto di fronte al titanismo di Dante e Alfieri.

Ma se la scuola se ne frega, il Paese-gente risponde a tono, e a modo giusto: le mostre nei centri italiani fanno numeri record, Van Gogh e Chagall diventano icone senza età, e per vederne le opere la coda è come quella dei concerti più riusciti.

Il settore editoriale è poi quanto mai divulgativo e prolifico: dagli esperimenti sociali di Dan Brown a Sgarbi e Philippe Daverio, dai romanzi pluripremiati come il Cardellino di Donna Tartt alla pubblicità Ikea che riprende i Nottambuli di Hopper.

È un florilegio. L’arte, quella visiva, pittura e scultura, si sta riprendendo il posto che ha nella società. E lo fa con i grandi numeri, lo fa contro tutti gli ostacoli italiani.

Io spero non pensiate si possa essere d’accordo…

Facciamo un passo indietro.

Il modello di studio dell’arte del quale noi beneficiamo tutt’oggi è quello rinascimentale. A fine Quattrocento nasce un modo nuovo di studiare l’arte. Un nome per tutti: Giorgio Vasari.

C’è un fraintendimento.

L’opera di Vasari non è pensata come storia dell’arte, ma come Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri. Quella che Vasari mette in scena è una serie di biografie di artisti. Vasari si inoltra nel descrivere le loro opere solo in funzione della mancanza della riproducibilità su carta delle stesse. L’operazione editoriale è prima di tutto un’operazione politica. La Firenze del Rinascimento deve essere presentata come l’inizio della storia dopo i (anch’essi funzionali) secoli bui del Medioevo. Gli artisti presentati nelle Vite sono quelli che maggiormente innalzano il potere Fiorentino e soprattutto di Cosimo I de’ Medici, al quale l’opera è dedicata. Gli autori sono il potere che si identifica, e di rimando annulla ogni identificazione alternativa. Rispondono alla grandezza e alla divulgazione di una casata. Molto politico.

Ora possiamo chiarire i termini. Pierluigi Battista non sta parlando d’arte ma di biografie artistiche. Giulio Carlo Argan lo sapeva, anche nelle fotocopie.

L’importanza della biografia artistica in materia di arti classiche come la pittura e la scultura ‘purtroppo’ è destinata a svanire nel tempo, in forza di un sempre maggiore distacco del potere da queste forme di espressione.

L’eredità di Vasari, quella vera, paga il suo ingresso oggi più che mai.

Per dire le cose in modo molto semplice: Vasari, con la sua attenzione politica, avrebbe oggi parlato di De Chirico o di Van Gogh? Se così fosse le Vite dovrebbero almeno iniziare da Giunta Pisano, senza il quale tutto è inspiegabile. Il buon Giunta invece non operò per i Medici, neanche operò in vista degli autori che sarebbero stati per i Medici. Operò invece soprattutto in città rivali di Firenze.

Politicamente scorretto.

Rimanendo coerenti con le intenzioni vasariane, penso che un’opera come le Vite oggi raccoglierebbe i grandi pubblicitari, i grandi designer e registi. Quelli che oggi sono effettivamente di sprone al cambiamento della società, ma anche esplicitamente divulgativi di interesse politico.

Insomma, non che la storia dell’arte debba essere quella che Vasari indica, ma almeno avere un concetto categoriale di cosa intendiamo oggi per storia dell’arte mi sembra giusto.

Questa era la prima di tre puntate dove il “Caso Pierluigi Battista” sarà portato avanti.

Stay Tuned

Vasari

Guido Nosari per 9ArtCorsoComo9

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