Ritrovato il Medardo Rosso. Un po’ mi spiace

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Perdonate il cinismo. Venerdì 5 Dicembre dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma (GNAM) viene trafugato il “Bambino Malato”, opera parigina di Medardo Rosso del 1895. Allarme inserito e telecamere puntate, alle 16.30 la scultura sparisce dal piedistallo in sala 48. Così 500 mila euro svaniscono nel nulla.

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Il nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale accorre in tardo pomeriggio. Dalle telecamere si vede un uomo di mezza età che prende il bronzo e lo mette in borsa. Ieri mattina il ritrovamento alle 10.30 in uno degli armadietti per i visitatori. L’opera è intatta, e la compagnia Trionfale, avvertita al momento del ritrovamento, collabora alle indagini per eventuali tracce lasciate dal colpevole. Maria Vittoria Clarini Clarelli, direttrice della GNAM, è sollevata del lieto finale, ma ancora sorpresa della destrezza del malvivente. Le telecamere sono tuttora al vaglio per un confronto tra la figura che ruba e quella che nel caso restituisce.

Ci vorrebbero più notizie così. Il perché la scultura sia stata riportata indietro non potremo saperlo fino ad arresto avvenuto. A mio parere ci sono tre ipotesi: l’acquirente si è ritirato; c’è stato un ripensamento; l’opera è sempre stata dove l’hanno trovata (poco mi convinceranno le dichiarazioni di avvenuta perlustrazione, che hanno lo stesso valore di quelle di venerdì di avvenuta vigilanza).
Ci piacerebbe pensare che sia la seconda.

Ci vorrebbero più notizie del genere perché dalla GNAM sono stati rubati già due Van Gogh e un Cézanne, e un Pollock è stato ‘taggato’, eventi che risalgono al 1998-99. Il materiale è stato ritrovato e riparato, come è accaduto anche ieri. La storia di un museo è anche questa.

Ci vorrebbero più notizie del genere perché si ha la possibilità di parlare dell’opera e dell’autore. Di Medardo Rosso, torinese del 1858, scapigliato milanese e trasferito a Parigi nel 1889, dove, lui italiano, dà impulso all’impressionismo. Morirà nella Milano che aveva eletto come casa nel 1928. Sa lavorare la cera in modo unico. La colatura è lasciata scorrere il tanto che basta a confondere un movimento del mento. La mollezza dello sciolto nasce dalla levigatura della fronte, come se l’espressione del viso nascesse dall’idea.
Il bronzo e la terracotta sono gli altri materiali preferiti da questo artista che alcuni testimoniano di una ignoranza singolare. Eppure le idee nelle sue forme sembrano nitide, lasciando a un materiale sempre corrotto la profondità, a un’intuizione michelangiolesca il dialogo.
Che dire del ‘Bambino Malato’? Cosa direste davanti a un bambino malato? I bambini di Medardo Rosso sono sempre orfani. Le critiche dicono che nei tratti scultorei del torinese si intravede l’ambiente circostante. Io invece intravedo solo la placenta della madre. Ma non la madre. Un distacco prematuro e una voglia di amore viscerale. È questo il motivo per il quale le figure anziane o mature di Medardo mi sanno di stucchevole. Forse perché rappresentano persone immature.

Ci vorrebbero più notizie del genere perché un orfano non può che essere rapito. Forse il concetto di aura espresso da Walter Benjamin può estendersi anche a questo evento, che rende il ‘Bambino Malato’ ancora più irripetibile. Ancora più circondato dalla sua storia. Sempre più coerente nell’unicità.

Ci vorrebbero più notizie del genere infine, perché forse a Medardo Rosso, che chiamò suo figlio Francesco Evviva Ribelle, il ladro sarebbe pure stato simpatico.

Guido Nosari per 9ArtCorsoComo9

 

 

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