InFedeltà. L’Adversaire di Emmanuel Carrère

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Je savais, après avoir tué Florence, que j’allais tuer aussi Antoine et Caroline et que ce moment, devant la télévision, était le dernier que nous passions ensemble. Je les ai câlinés. J’ai dû leur dire des mots tendres, comme: “Je vous aime”.

Dopo aver ucciso Florence, sapevo che avrei ucciso anche Antoine e Caroline, e che quei minuti davanti alla televisione erano gli ultimi che avremmo passato insieme. Me li sono coccolati. Devo aver sussurrato qualche parola affettuosa, come: “Vi voglio bene”.

Florence è sua moglie, Antoine e Caroline sono i suoi figli. Jean-Claude Romand è lui, L’Adversaire di Emmanuel Carrère. Questa è una storia vera, scritta in sette anni di travaglio. Una storia vera in cui

Le matin du samedi 9 janvier 1993, pendant que Jean-Claude Romand tuait sa femme et ses enfants, j’assistais avec les miens à une réunion pédagogique à l’école de Gabriel, notre fils aîné. Il avait cinq ans, l’âge d’Antoine Romand. Nous sommes allés ensuite déjeuner chez mes parents et Romand chez les siens, qu’il a tués après le repas.

La mattina del sabato 9 gennaio 1993, mentre Jean-Claude Romand uccideva sua moglie e i suoi figli, io ero a una riunione all’asilo di Gabriel, il mio figlio maggiore, insieme a tutta la famiglia. Gabriel aveva cinque anni, la stessa età di Antoine Romand. Più tardi siamo andati a pranzo dai miei genitori, e Romand dai suoi. Dopo mangiato ha ucciso anche loro.

La storia di una strage. La non-fiction di In cold blood, 1966, di Truman Capote, anche qui una strage feroce. Ma ne L’Adversaire, apparso nel 2000 per P.O.L. (in Italia solo nel 2013 per Adelphi) e adattato nel 2002 da Nicole Garcia, con Daniel Auteuil nel ruolo principale, Carrère penetra talmente vicino al cuore pulsante del motivo da superare in alcuni luoghi l’aspra realizzazione del tema. La mostruosità di Romand, la spietatezza della menzogna, lo sprigionarsi di forze incontrollabili sono la rappresentazione plastica del demoniaco. Difficilmente si potrebbe toccare con maggiore altezza e precipizio la proprietà del male, di Satana stesso.

La storia di Jean-Claude Romand è un vizio della forma. Jean-Claude Romand mente alla sua famiglia, ai suoi amici, ai suoi conoscenti – al mondo – per diciott’anni. Tutti credono che sia un medico ricercatore all’Oms, stimato e riconosciuto nei salotti più importanti di Francia. Ma Jean-Claude nemmeno è laureato.

Per vivere, truffa. I suoi genitori, i suoi parenti, la sua amante. Dice di essere a lavoro, ma vaga per boschi, legge al bar. Dice di essere all’estero per convegni. Dorme negli hotel di non luoghi, stazioni di servizio, aeroporti. Quando sa che finalmente la sua menzogna verrà alla luce decide di uccidere. Tutti, e poi se stesso. Ma lui si salva, e comincia il processo che lo porterà all’ergastolo.

Jean-Claude Romand è un’incomprensione. Uno scarto nella dinamica consueta della realtà. Eppure vive e ha vissuto. È cronaca e giornale. È concetto che si fa materia.

dehors, il se retrouvait nu. Il retournait à l’absence, au vide, au blanc, qui n’étaient pas un accident de parcours mais l’unique expérience de sa vie. Il n’en a jamais connu d’autre, je crois, même avant la bifurcation.

fuori, era completamente nudo. Tornava all’assenza, al vuoto, al nulla che per lui non costituiva un incidente di percorso ma l’unica esperienza della sua vita. La sola che abbia mai conosciuto, credo, anche prima di ritrovarsi al bivio.

E come scrive Carrère, a chiusura de L’Adversaire:

J’ai pensé qu’écrire cette histoire ne pouvait être qu’un crime ou une prière.

Paris, janvier 1999

Simone Biundo per 9ArtCorsoComo9

 

 

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