Polaroid Land 95. E leggenda fu

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Era il 26 novembre 1948, nel negozio di Jordan Marsh a Boston viene venduta, per 89,75 dollari, la prima macchina fotografica a sviluppo istantaneo. È la Polaroid Land Modello 95. PolaroidModel95-1 A sessantasei anni dalla sua emissione nel mercato, la celebre macchina, ormai diventata un vero e proprio cult a partire dagli anni Ottanta, è per i veri appassionati e amatori un oggetto vintage raro e ricercatissimo. Tutto merito del genio del suo creatore, Mr. Edwin Herbert Land (1909 – 1991) che anziché finire gli studi universitari decise di metter sù la Polaroid Corporation. Inizialmente costituita da un gruppo di giovani tecnici altrettanto geniali, la piccola società statunitense mise a punto, già nel 1934, un nuovo materiale: una lastra di celluloide capace di polarizzare la luce (grazie al perfezionamento da parte di Land del brevetto del 1929 dello speciale film di plastica utilizzato a tale scopo). Di qui il nome del prodotto in polaroid (da polarizer celluloid, celluloide polarizzante) che divenne, nel 1937, anche il nome della società stessa. Alla fotografia, come la conosciamo noi, Mr. Land ci arrivò comunque molto dopo. I suoi filtri, continuamente migliorati col passare degli anni, vennero apprezzati particolarmente sia dall’industria degli occhiali da sole (che fu il miglior cliente e sostenitore finanziario della società), sia dall’esercito statunitense durante la guerra (i suoi filtri si trovavano persino sugli oblò degli aerei). L’intensa attività portò l’azienda a crescere tre volte tanto. Ma il rischio di un tragico ridimensionamento a pace conclusa era in agguato. Ecco il secondo colpaccio di colui che viene definito “l’ultimo dei grandi geni”: l’invenzione della macchina fotografica a un solo stadio, capace di produrre all’istante un’immagine, saltando tutti i passaggi di sviluppo e stampa.

Si dice che lo abbia fatto per sua figlia, che l’idea di costruire una macchina fotografica di questo tipo sia nata dal desiderio della bambina, durante una passeggiata, di poter vedere subito le fotografie appena scattate. È il 1944. La magia ha inizio. Il prototipo viene presentato alla stampa nel febbraio del 1847 e già nell’autunno dell’anno dopo, messo in commercio. La Polaroid Land Modello 95 è la prima di una lunga serie di altrettanti modelli. Il successo è travolgente al punto tale che il termine stesso Polaroid finì per identificarsi col il nome di questo tipo di macchina.

lifestyle_fotografiepolaroidfreddiemercurygettyhuty1781254huty17Chi non conosce una Polaroid? Non è solo un marchio, una tipologia di fotocamera, è un modo nuovo di fare e vedere la fotografia. L’automatismo all’ennesima potenza, l’analogico al massimo esponente. Ha affascinato tutti: famiglie, generazioni, appassionati, professionisti, artisti. Esteticamente brutta, goffa, spigolosa, così come le sue pellicole, come quel suo bordo bianco appuntito, ingombrante, caratteristico. La polaroid è solo una.

La poesia della polaroid è unica. Immagini bidimensionali, colori decisi. Attimo, momento, errore che non si misura. È così come esce dalla pancia. Poi certo, la si può ritoccare, torturare, disegnare, scrivere, pasticciare, asciugare all’eccesso con un phon. La polaroid è un genere fotografico.

Quelli romantici, quelli fissati, nel febbraio del 2008, all’annuncio della Polaroid Corporation di interrompere la produzione di pellicole, sono trasaliti. Allo sgomento è arrivata la speranza. Di preservare la “specie” se n’è fatto carico The impossible Project, un team di nostalgici cultori, che ha soperito alla mancanza, producendo le famose pellicole di tipo SX-70 e 600. Costano un occhio della testa, ma non si sono estinte.

Ho sempre pensato, da piccola, che le polaroid facessero schifo, che non fossero delle vere fotografie e che tutti, in quelle foto, venissero brutti. Era divertente però sventolare la pellicola appena uscita dalla macchina e vederla colarsi pian piano (mica tanto).

Domenica sono andata al mercatino delle pulci. Ho comprato a 10 euro una Polaroid Supercolor 645. Sarà la vecchiaia, sarà che per fortuna i punti di vista sono mobili. Sarà che ho voglia di sventolare ancora quelle pellicole, e guardare sopra e vedere sotto. Sarà che mi mancano certi odori di sviluppo. Sarà che invece ti ricredi e le cose apparentemente brutte, in realtà, sono meravigliose.

Laura Loi per 9artcorsocomo9

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