Un DNA anche per le opere d’ arte

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Dopo secoli di oblio e noncuranza, nel Novecento, e in particolare nella seconda metà del secolo, Caravaggio è tornato alla ribalta. Mostre, convegni e libri: ormai la sua fortuna critica è più che consolidata. Il 2014 poi è stato un anno particolarmente denso per l’artista bergamasco nato nel lontano 1571.

maddalenaDapprima è stata rinvenuta la sua Maddalena che la studiosa ultranovantenne Mina Gregori, allieva del grande Roberto Longhi, colui che per primo contribuì alla rivalutazione di Merisi, non esita a definire come “autentico”: il dipinto dev’ essere proprio quello che il pittore aveva sulla barca in direzione Porto Ercole durante il suo ultimo viaggio. L’analisi tecnica e cromatica non lascia dubbi: “L’incarnato del corpo di toni variati, l’intensità del volto. I polsi forti e le mani di toni lividi con mirabili variazioni di colore e di luce e con l’ombra che oscura la metà delle dita sono gli aspetti più interessanti e intensi del dipinto. È Caravaggio”.

Dopo il riconoscimento della Maddalena, un altro quadro è stato attribuito alla mano del geniale pittore. Si tratta di una copia della celebre tela I bari, dipinta nel 1594 su commissione del cardinale Francesco Maria del Monte, il cui stemma è infatti raffigurato sul retro del quadro. Nel 2006 l’opera in questione era stata venduta all’asta per 42.000 sterline da Sotheby’s, casa d’aste che la considerava una copia apocrifa del capolavoro caravaggesco. L’acquirente, però, ha subito capito che non era un’ imitazione, bensì un autentico Caravaggio del valore di almeno dieci milioni di sterline. Una volta confermata l’attribuzione, possiamo solo bariimmaginare come lo sfortunato venditore, tale Lancelot Thwaytes, si sia sentito.

Entrambi i casi testimoniano quanto sia importante verificare l’autenticità di un quadro, che si tratti di aggiungere semplicemente un tassello alla produzione di un’artista e poter approfondirne la comprensione e la conoscenza, o che si tratti più materialmente e cinicamente di attribuire al quadro il giusto valore economico: l’arte, in tutte le sue forme, costituisce un vero e proprio mercato, un circuito in cui oltre agli artisti compaiono agenti, mediatori, espositori e ovviamente acquirenti. E’ una tendenza presente da secoli e non a caso sono sempre esisti anche i falsari. La loro grande abilità unita ad intenti truffaldini li ha portati a copiare le opere dei più celebri maestri, e in alcuni casi a crearne anche “ex novo”, per poi venderle a suon di quattrini non solo a sprovveduti, ma anche a veri e propri intenditori.

Pare che oggi però si possa porre fine a questo circolo vizioso. Il merito è di due italiani che hanno messo a punto un gel in grado di individuare in maniera univoca quadri e opere d’arte: il DNArt, alla cui base sta l’idea “di unire le competenze della biologia molecolare con quelle delle scienze dei materiali per creare un prodotto ad alto grado di sicurezza, ovviamente non dannoso per i capolavori e calibrato sulla base della singola opera d’arte”. Con una semplice pennellata nessuno potrà più falsificare l’opera e per “riconoscerla” sarà necessaria una chiave biochimica  segreta.

Si tratta di un prodotto rivoluzionario, che eviterebbe non solo raggiri ma anche difficili e complicate attribuzioni che potrebbero far storcere il naso a molti. Appresa la notizia pare che il povero Lancelot Thwaytes abbia commentato: “peccato non sia stato inventato prima!”.

 

Andrea Crivellari per 9ArtCorsoComo9

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