Halloween, Dracula, un po’ di alcool e gli zombie di Romero

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Ieri, giovedì 30 ottobre, è uscito nelle sale “Dracula untold”, il nuovo lavoro di Luke Evans, già autore di “Fast & Furious 6”: mi devo preoccupare?

L’obiettivo è dare nuova luce e una nuova declinazione a uno dei miti della cultura del Novecento. Il vampiro, ora supereroe, non è cattivo, ma triste. Il cinema, ancora una volta, prova a riabilitare e a dare parvenza umana (perché, gli umani sono forse buoni?) ai mostri. Chissà se il mondo, così come è oggi, ha ancora bisogno di eroi. La data di uscita del film non è ovviamente casuale. Tra poche ore si festeggerà la notte di Halloween. Tra poche ore tutti potranno travestirsi da zombie, ignorando di esserlo sempre e comunque. Io, per differenziarmi, mi travestirò da Fedez.

la notte dei morti viventi
La notte dei morti viventi

Quando penso ad Halloween non posso non pensare a un film meraviglioso, di cui ho ricordi sfocati ma indelebili. Sto parlando di un classico, del film di Romero “La notte dei morti viventi” (1968). Annuncio con piacere che sarà nelle sale questa sera. Viva il marketing e viva il revival. Il film è palesemente un prodotto low cost. Da potenziale e definito B-movie a classico del cinema il passo è stato abbastanza breve. È stato girato in bianco e nero, tanto per cominciare. È la prima cosa che ricordo, in un periodo in cui la televisione a colori spopolava.
Si è parlato spesso dei risvolti sociali dei film di Romero: il protagonista è di colore, scelta a dir poco provocatoria per quei tempi. È stato tacciato di sovversivismo, è diventato simbolo del malessere sociale. È meraviglioso pensare a dei morti redivivi, è una declinazione stupenda del concetto di post-mortem e di immortalità, risposta sconcertante alla religione. Cosa c’è di più profondo, di più trash e di più sovversivo di un morto che ritorna per cibarsi di chi ha tanto amato in vita. Nella parte finale ricordo la piccola cibarsi di mamma e papà. Sublime.
Romero ha completamente stravolto tutto: dalle origini voodoo e dai mondi esotici, gli zombie diventano resuscitati specchi deformi dell’uomo, il nostro lato oscuro ma in una piccola cittadina americana.
Lo splatter dei suoi film, le sue scene crude, non rimandano a uno spirito velatamente surrealista, ma anzi a un cruento realismo. Questo è il punto. Epidemia senza ragioni, conflitti tra gli umani che mandano tutto a puttane. Le famiglie si aspettavano un horror classico, si scontrano con violenza inaudita, si scontrano con l’assenza di ragione. Non ci sono amanti che si ricongiungono sotto le macerie, c’è la morte e basta. Romero non ha avuto bisogno di riabilitare nessuno, non ha cercato eroi. Tutto il survivalismo dell’horror (cinema e videogiochi) parte da qui.
Parliamo del finale. Nichilismo allo stato puro, senza speranza, senza via d’uscita. Una sequenza raggelante di foto sgranate in bianco e nero da rotocalco accompagnate da una colonna sonora dissonante, fatta di rumori e voci in sottofondo. Il linguaggio da reportage criminale da tabloid. Finisce la metafora, Romero ci sbatte addosso la verità e l’attualità. Carnefici e un desolato sfondo rurale. Non parlo perché magari c’è qualcuno che stasera vuole andare al cinema.
Oggi è Halloween, quasi come automi cerchiamo il trucco a effetto, mascherina di circostanza e via. Lungi da me criticare la deriva consumistica e bla bla bla di questa festa americana. Lascio agli altri i discorsi banali. Per un po’ di profondità in più, però, c’è spazio nella vostra serata e nella vostra maratona horror per “La notte dei morti viventi”? Andate al cinema, questa sera. Forse sotto effetto di alcool potreste accettare con più facilità il film. Ma non vi sto consigliando di bere. Non sono sovversivo come Romero.

Yuri Benaglio per 9ArtCorsoComo9

 

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