Stress-Test targati Bce: Si premia la sfrenata speculazione

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L’appena trascorsa domenica 26 ottobre ha visto fuoriuscire gli esiti dei test, condotti dalla Bce e dell’Eba (Europe Bank Autority), riguardanti la solidità dei bilanci delle banche. Meglio conosciuti come stress test, questi consistono nella simulazione di scenari di profonda crisi adattati ai bilanci di un anno passato, in questo caso del 2013. Una sorta di esame per stabilire quanto rischio futuro ci sia, per gli istituti presi in esame, di resistere o soccombere. I risultati non sono tra i più incoraggianti per le banche italiane, bisogna però considerare il come sono stati ottenuti, quali dati cioè sono stati presi in considerazione per decretare il voto sulla pagella. Prima di iniziare con una buona dose di sano patriottismo e polemiche, si devono snocciolare un po’ di promossi e bocciati. Praticamente tutte le banche tedesche sono state promosse senza problemi, eccetto una molto piccola. Più della metà delle banche italiane (9 su 15), ha fatto registrare criticità, con due “pazienti gravissimi”. Peggio dell’Italia, comunque, ha fatto solamente la Grecia e questo, come al solito, ci fa sprofondare ancora più giù.

Difficile decidere da dove si vuole partire per analizzare questi sconfortanti risultati. Si può iniziare commentando con una certa criticità il metodo. Per farlo si può prendere spunto dalle più brave della classe, le banche tedesche. Chiunque come primo pensiero, parlando di stabilità bancaria, penserebbe a quanta liquidità la suddetta banca possieda o come minimo a quanto fattore di rischio è esposta. La storia ci insegna in maniera chiara quali siano i fattori di rischio e quali un po’ meno. La profonda crisi nata in Usa nel 2008 sembrava aver decretato, giustamente, l’infinita pericolosità dei tanto agognati derivati. Quei titoli che rappresentano delle scommesse, che si possono creare su qualsiasi cosa e che di fatto sono solo aria fritta. Giganteschi numeri che non rispecchiano altrettanto capitale. Vengono messi in bilancio, trattati come normali investimenti ma sono tutto fuorché tali. All’epoca venivano usati per scommettere contro i mutui subprime, quelli facili concessi a tutti. In pratica la banca “x” si metteva al sicuro scommettendo che il cliente il quale aveva appena stipulato un mutuo con la medesima, non sarebbe riuscito a pagarlo. Il finale lo conosciamo tutti. La lezione però non sembra essere stata imparata. bce-21Le banche tedesche infatti hanno bilanci gonfiati all’ennesima potenza da questo tipo di titoli. La Deutsche Bank ne è l’esempio più lampante: con un bilancio di 1580 miliardi a fronte di una liquidità di 47 miliardi, cioè appena il 3%. Come essa, anche tutte le altre grandi banche tedesche sono nella eguale situazione. Nella valutazione, come se non bastasse, si è fatto rientrare anche l’ “aiutino pubblico” tedesco di quasi 250 miliardi, che ha ulteriormente aumentato il divario e facilitato il superamento dei test. “Corsa ad handicap”, come la descrive il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, è un eufemismo se si considera anche l’anno preso in considerazione. “Un triennio con un calo di 12 punti del Pil e con un -1,9% solo nel valutato 2013. Scenari ritrovabili solo dopo la guerra”.

Come al solito sembra che non si voglia guardare alla realtà. Come al solito sembra che a Bruxelles si impegnino per fare passare da più bravi i soliti noti, e da somari i soliti disgraziati. Invece di imparare dal passato e condannare una speculazione fatta solo di numeri a scapito dell’economia reale, la si premia. Chiunque con un briciolo di lucidità, metterebbe subito in cantiere una modifica con relativa scissione tra banche di risparmio e banche di speculazione, pur di non rischiare un altro “2008”. Attendiamo quindi la prossima grande bolla speculativa incentrata su una montagna di derivati privi di valore, magari alla prossima il messaggio arriverà a chi di dovere.

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

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