Prestiti illustri

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A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre. Lo diceva Andreotti ma pure la mia bisnonna. Saggezza popolare. E cattolica. Magari non è un bell’incipit per parlare di Abu Dhabi ma quando ho letto che trecento opere lasceranno la Francia per l’inaugurazione del nuovo Louvre non ho potuto fare a meno di pensare: e i francesi cosa ci guadagnano?

La grandeur ridotta a réclame?

La Belle Ferronière di Leonardo Da Vinci

O sono rimasti al colonialismo, ma considerato com’è finita in Algeria adesso cercano di entrare dalla porta di servizio?

Riflettiamo.

Intanto nella storia recente qualche prestito importante e dubbio c’è stato. E nel nostro piccolo l’appuntamento milanese, natalizio, di Palazzo Marino degli ultimi anni era tutto merito di Eni Cultura. Eni. Eni Gas & Luce. Commercio Culturale.

Puntiamo il dito? No, ma possiamo storcere il naso.

Analizziamo il solo 2013. Il Museo Poldi Pezzoli lo scorso anno ha spedito la Dama del Pollaiolo, sua icona, in Giappone, dove a Osaka è stata vista da 50.000 persone.

Il Museo Nazionale Romano invia Il pugilatore a riposo al Metropolitan di New York: 90.000 visitatori.

Napoli, Pompei ed Ercolano hanno inviato 250 pezzi al British Museum e altri 60 al Getty di Malibù. Malibù, sì.

A Budapest, a fine anno, è finito Caravaggio, con Ceruti e Canaletto. Nello stesso periodo il Raffaello di Brescia villeggiava in Brasile.

Sono tornati a casa tutti sani e salvi, ci siamo fatti pubblicità ma non abbiano risolto la crisi del settore cultura. Però il British Museum ci ha restituito il favore e la scorsa primavera ha inviato 150 opere etrusche a Cortona. Visitatori: 40.000. Non male, soprattutto se si considera che gli etruschi non sono esattamente Picasso. Insomma, fan meno scena. È anche vero che l’esposizione è durata 200 giorni e facendo una semplice operazione matematica arriviamo a capire che 200 è anche la media di visitatori al giorno. Per Ritratto di Dama a Osaka la media giornaliera fu di 961 visitatori.

E così torniamo all’annoso problema degli italiani che si beano di avere tutto il patrimonio artistico mondiale, o comunque di averlo generato, peccato però non l’abbiano mai visto.

Meglio che i nostri capolavori facciano le star su altri red carpet?

Meglio essere testimonial dell’Expo, e tra qualche mese per Matera futura capitale della cultura, che restare a prendere polvere malvisti in qualche chiesa o museo di provincia?

Non so.

L’iniziativa notte al museo sta dando buoni frutti, e i campanilismi forse ci salveranno sempre da questo scomodo precedente francese di Abu Dhabi.

 

 

 

Veronica Benetello 9ArtCorsoComo9

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