Alberto Giacometti. Identità che cola

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Quello sguardo che indaga bucando l’obiettivo, le rughe, una mano tra i capelli arruffati: Alberto Giacometti . Patria dell’artista fu la Svizzera, con le sue cime aguzze, le sue rocce sporgenti, materia primordiale e antica. Alberto fin da bambino si distinse per una forte predilezione per il disegno e la scultura. All’età di dodici anni, scelse la plastilina, malleabile e compatta, per scolpire la testa del fratello Diego.

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Le creature di Giacometti sono così, un misto tra la dura materia delle montagne e la morbidezza della plastilina. Il bronzo tra le sue mani non conosce la lucente e liscia consapevolezza antica, ma si squaglia, morbido. La vitalità cola, l’identità crolla. È la dura lotta che viviamo ogni giorno, tentando di affermare chi siamo al mondo. Noi, creature filiformi e sottili, viaggiamo sole su una terra che ci attira. Uomini e donne che camminano rimanendo isole silenziose.

In Giacometti troviamo l’eredità della nostra storia artistica. Lo impressionarono i colori degli affreschi di Giotto a Padova, l’oro dei mosaici di San Marco a Venezia, la pennellata sfaldata e corposa di Tintoretto. Troviamo le idee del tempo che lo videro protagonista, dal surrealismo all’esistenzialismo di Sartre.

Fino al prossimo febbraio la Galleria d’Arte Moderna di Milano ospiterà una mostra monografica dedicata a ad Alberto Giacometti. La città di Milano riaccoglie l’artista dopo poco più di cinquant’anni.

Nel 1963, dopo un cancro allo stomaco, egli fu convalescente a Milano. Il non finito di Michelangelo della Pietà Rondanini si insinuò nel profondo dell’anima fino alla morte, avvenuta l’11 gennaio 1966. Il suo corpo trovò la quiete tra le braccia della terra svizzera, tra quelle montagne immobili e certe, sotto i cui occhi l’uomo si affanna in un viaggio lungo una vita.

“Questo volto che lei cerca, che è dietro ogni volto individuale, non è forse tanto generale da essere astratto?

Ah no! Assolutamente il contrario. Più siamo noi stessi, più diventiamo chiunque… Ma noi non possiamo divenire gli altri se non essendo massimamente noi stessi, non le sembra?”

(Alberto Giacometti, dalla conversazione con Pierre Schneider)

 

Martina Sacchi per 9ArtCorsoComo9

 

 

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