Giappone tra scandali, ministre e Pil in picchiata: Deja Vu?

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Quando si sente parlare di Giappone di solito non si annoverano grandi discorsi, catastrofi nucleari a parte. È così infatti che nella giornata di lunedì 20 ottobre balzano alle cronache addirittura due notizie bomba, come direbbe qualche giornalista di vecchia data. Sono “saltati” ben due ministri dell’attuale Governo in carica presidiato dal primo ministro Shinzo Abe. Doveroso ricordare i nomi e i rispettivi incarichi: Yuko Obuchi e Midori Matsushima, ministro dell’Industria e della Giustizia.

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Le accuse non sono poi così gravi, e già l’affermare ciò contribuisce a creare gap tra la nostra visuale di democrazia e quella di altri paesi più “normali” del nostro. Le dimissioni sono state presentate spontaneamente delle due donne, e anche sottolineare il fatto che siano donne non ha di certo un senso di innovazione. In questo però il Giappone non ci distanzia più di tanto. La questione sesso era difatti prioritaria per il primo ministro quando solo poche settimane fa le scelse. Scelta rivendicata e incorniciata da un discorso a tratti solenne e di discontinuità dal passato. In fondo è solo il 2014 è normale che qualche donna in politica susciti appeal. Discorsi sessisti a parte, abbiamo l’accusa di abuso d’utilizzo dei fondi raccolti per la campagna elettorale per Obuchi; mentre per Matsushima distribuzione illecita di volantini in un seggio elettorale. Per non farsi mancare niente, e per essere pignoli, c’è anche un terzo ministro che ha creato qualche grattacapo al pioniere femminista Abe. Eriko Yamatani, responsabile dei rapporti con la Corea del Nord, si è fatta pizzicare da qualche paparazzo in compagnia di un gruppo ultra-nazionalista accusato proprio di razzismo verso i suoi dirimpettai. Lezione imparata quindi, le donne scelte perché donne non garantiscono di certo un ottimo operato, come magari potrebbe fare un ministro scelto per merito. L’uguaglianza fra i sessi in fondo sarà giusta anche in questo ambito, sbagliare è umano e non si deve privare nessuno di poterlo fare. D’altronde anche nel Governo italiano le donne non sempre sono state scelte così ad hoc. Per chi ha smania di sapere, sì Abe ha accettato le dimissioni e ha già nominato i nuovi ministri. Un uomo e una donna, così mal che vada non gli si può recriminare niente, un colpo al cerchio e uno alla botte. Ah certo, i nomi sono Yoichi Miyazawa e Yoko Kamikawa.giap4

Interminabile quindi la scia non proprio positiva del governo giapponese che già tra il 2006 e il 2007 (primo governo Abe) cadde per scandali di vari ministri. A fine agosto è stato inoltre registrato un crollo del PIL del 6,8%, dopo che ad aprile ci fu una piccola ritoccata all’imposta sui consumi. Si passò dal 5 all’8% facendo stagnare completamente i consumi dopo l’effettiva entrata in vigore, per colpa anche della corsa alla spesa effettuata nelle settimane precedenti. Ma quanti punti in comune si riscoprono con l’Italia! Ma allora poi non c’è tutto questo divario, dimissioni a parte, no? Donne come simboli e non scelte per evidenti meriti, Iva in continua crescita, consumi in picchiata e PIL in angosciante ritirata. Ci manca qualcosa? Massì gli 80 euro per le neo mamme! Giappone guarda e impara.

 

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

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