L’Austria di Schiele si mostra a New York

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La Neue Galerie di New York dedica la stagione autunno-inverno all’Austria al tempo di Schiele con tre mostre: Egon Schiele Portraits, Austrian Portraiture in the Early Twentieth Century e Austrian War Bond Posters from the Great War.

Schiele - Portrait of Gerti Schiele 1909

Il periodo è complicato, e perciò affascinante. Grave è il momento di passaggio dall’era moderna a quella “contemporanea”: mi vengono in mente due titoli della bibliografia di Daverio: Il secolo lungo della modernità e Il secolo breve, ecco, quest’Austria sta esattamente in mezzo fra i due, un Ottocento che non vuole morire e un Novecento che strilla dalla culla.

L’Austria in mostra è quella della Secessione viennese, sotto l’egida di Klimt (Oskar Kokoschka, Egon Schiele e Max Oppenheimer), ma è ancora nel 1914 l’Impero Austro-Ungarico, con quel vecchio nocchiero a trainarlo che è ancora Francesco Giuseppe, il triste vedovo della graziosa Sissi, un governante ferocemente contrario a ogni tipo di cambiamento. Morirà proprio durante la Grande Guerra che “viene chiamata guerra mondiale, e non già perché l’ha fatta tutto il mondo ma perchè tutti noi, in seguito ad essa, abbiamo perduto un mondo, il nostro mondo”, spiegava Joseph Roth nella Cripta dei Cappuccini (luogo di sepoltura dell’Imperatore, appunto!).

Schiele oltre al mondo ci ha perso la vita. Il 31 ottobre 1918 la febbre ha il sopravvento sull’artista, ventotto anni di tormenti svaniscono. Solo tre giorni prima aveva disegnato la morte attraverso il volto della moglie, Edith. La sua crisi, la sua morte malata, sono quelle di una generazione, di un popolo, di una nazione.

Ricordo che quando avevo diciassette, o diciotto anni, mi riusciva facile copiare Schiele, e forse copiare non è la parola giusta: il tratto del carboncino deformato e la pitture a chiazze, alla sua maniera, mi erano naturali. Oggi mi è praticamente impossibile. Emotivamente lo capisco ancora, perché non ho scordato ma ho dimenticato. L’adolescenza passa per tutti, più o meno tormentata ma anche la più tranquilla, anche quella dei giovani vecchi, è pur sempre un’adolescenza.

Tormento, incertezza, incomprensione, ansia, paura…

Schiele è perfetto per gli adolescenti, per gli animi irrisolti. Sono contenta di essere stata a Vienna proprio in quel periodo e averlo visto quando potevo sentirlo davvero, quando è arrivato a Milano, a Palazzo Reale, qualche anno dopo la magia era sparita. Schiele resta uno dei miei artisti preferiti. I ragazzi che in queste settimane percorreranno la Fifth Avenue e decideranno di fermarsi alla Neue Gallerie capiranno. E forse qualcuno di loro sceglierà di seguire il corso di storia dell’arte università.

 

Veronica Benetello 9artCorsoComo9

 

 

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