Amore e Psiche per Antonio Canova

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Moriva oggi nel 1822 Antonio Canova (1757- 1822), scultore veneto, esemplare dell’arte neoclassica italiana.

Al museo del Louvre, accolto da un raggio di luce, la sua opera Amore e Psiche (1793) regna sovrana, tra gli sguardi estasiati dei passanti. La storia di Amore e Psiche è tutt’altro che antica. In realtà, come tutte le storie raccontate dagli scrittori romani,  o dai drammaturghi greci, è di sorprendente contemporaneità.

Apuleio nelle sue Metamorfosi racconta la storia di un amore nascosto, di una gelosia materna irriverente.  E narra di curiosità.

Perché l’amore pretende visione. Pretende sguardo nello sguardo, non solo corpo nel corpo.

Certo, vi è l’elemento della gelosia delle sorelle che spinge la giovane Psiche a guardare l’amante segreto. Ma sono sicura che la bellissima mortale prima o poi sarebbe ceduta al suo indomabile desiderio di sapere.

Accendere la luce, e guardarsi negli occhi.

Canova, questo momento, lo racconta molto bene.

La luce si espande dal marmo stesso.

Mi piace pensare che Antonio Canova abbia ritratto l’istante  preciso in cui i due amanti si guardano negli occhi, per la prima volta. Non solo l’istante prima di un bacio. Ma l’istante della visione, della contemplazione. Elemento così importante nell’arte neoclassica, in cui “la nobile semplicità e la quieta grandezza” (con le parole dello storico dell’arte Johann Joachim Winkelmann) diventano reali.

Il marmo bianco di candore fa trasparire la leggerezza del sentimento.

Non vi è pathos, non vi è la passione che esploderà nel secolo successivo, nelle opere romantiche. Qui, gli anni dell’illuminismo, gli anni dell’arte  Neoclassica, gli anni dell’imitazione degli antichi, imitazione che non è una copia semplice della loro arte, in questi anni Antonio Canova rende la leggerezza dell’amore giovanile. Le parole di Apuleio sono più dense e dirette. Nelle sue metamorfosi racconta la trasformazione dell’uomo, senza mezze misure.

Antonio Canova, con il suo bianco smeraldo, la sua luce elegante, la sua quiete, ci racconta uno sguardo.

Un attimo prima di un bacio.

Momento di attesa, di eterno.

E di quieta grandezza.

Federica Maria Marrella per 9ArtCorsoComo9

 

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