La Bellezza in uno sguardo

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Ci sono frasi irritanti. Ognuno di noi, a ben pensarci, ne ha almeno una che non può sopportare. Per me una di queste è: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Sarà che trovo questo susseguirsi di parole di una semplicità che sfocia nella banalità del clichè. Oppure sarà perché questo modo di dire, così grezzo e superficiale, svela e nasconde allo stesso tempo un motivo filosofico difficile da risolvere, che richiederebbe giorni e giorni di dissertazioni: la difficoltà di trovare un Assoluto. Giustizia, Verità, Bontà sono concetti labili e spesso opinabili. Lo stesso vale per la Bellezza.

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Facciamo un salto indietro di qualche millennio e ci troveremo di fronte a canoni completamente diversi dai nostri. La Venere di Willendorf , realizzata 26.000 anni fa, in realtà poco ha da condividere con la Dea greco-romana: per storia e, soprattutto, per aspetto. Siamo di fronte ad una donna (o ,meglio, ad un’ idealizzazione della figura femminile) corpulenta, obesa. Le gambe tozze sorreggono un busto ancor più abbondante. Il seno gonfio è molle e cadente. Un’ immagine assai lontana da quella che parecchie “donnine” della nostra TV ci offrono. Eppure tutto questo era sinonimo di benessere, salute e fertilità. Tutto questo era sinonimo di Bellezza.

Passano i tempi, cambiano le idee. Partendo dall’ antica Grecia dove l’ Afrodite Cnidia, ben proporzionata e dalle linee morbide, distratta e inconsapevole di essere osservata appoggia delicatamente la sua veste su un’ anfora, passiamo alle figure mitologiche rinascimentali che riecheggiano i modelli classici pur con qualche variazione: la “Danae” (1545) di Tiziano, resa attraverso una stesura cromatica palpitante e dorata, si allontana dal mondo elegiaco per dare sostanza al corpo scultoreo e monumentale della fanciulla sedotta da Giove. Quanta diversità dall’ “Olympia” dipinta da Monet solo qualche secolo più tardi. La realistica attualità di questa figura femminile deriva dalla schietta rappresentazione del fisico assolutamente comune di una donna con gambe un po’ corte, seni piccoli, viso quadrato e mento aguzzo. La Bellezza della realtà e del quotidiano.

Così arriviamo al Novecento, un secolo frenetico e tumultuoso. Un secolo di incessante cambiamento che porta con sé nuovi Media: dapprima la radio, poi il cinema. E proprio dal cinema proviene quella che può essere considerata l’ Icona della bellezza femminile dei nostri tempi: Marilyn Monroe.

Lei che il 15 settembre 1954, all’incrocio tra Lexington Avenue e la 52/a strada a New York, con quell’abito svolazzante segnerà l’ immaginario di intere generazioni. A volte vestita di una fresca ingenuità, altre di un’ ammiccante maliziosità. Seducente e sensuale nelle sue forme rotonde, nelle sue pose provocanti ma mai volgari, nei suoi gesti. Ancor più attraente nei suoi sorrisi e nei suoi sguardi.

Già, perché ridurre la bellezza di una donna alla sola corporeità, alla mera parvenza, sarebbe la peggior banalità.

A volte basta guardare negli occhi una persona per scorgere una scintilla, un lampo di quell’ Assoluto agognato e in apparenza irraggiungibile.

A volte basta uno sguardo per sentire la Bellezza dentro di noi.

 

 

 

Andrea Crivellari per 9ArtCorsoComo9

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