A Prato capolavori che si incontrano

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G. Bellini, Crocifissione, 1510

Ha inaugurato ieri a Prato, nel museo di Palazzo Pretorio, la mostra Capolavori che si Incontrano.  Bellini, Caravaggio e Tiepolo,  e i maestri della pittura toscana e  veneta , provenienti dalla collezione della Banca Popolare di Vicenza. La mostra sarà visitabile fino al 6 Gennaio 2015.

È sempre interessante per me quando le collezioni d’arte delle Banche vengono esposte al pubblico. È come se due mondi che sono così distanti in un attimo si incontrino. In realtà è molto comune che le banche abbiano grandi collezioni d’arte. Pensiamo ad esempio a cosa hanno creato le collezioni della Fondazione Cariplo e di Banca Intesa, a Milano: Le Gallerie d’Italia, mostra permanente di 197 capolavori dell’Ottocento.

Due mondi distinti, dicevo, che forse dovrebbero unirsi sempre di più. Perché l’investimento in arte e cultura è quel passo da gigante che potrebbe fare il nostro paese, per crescere in maniera esponenziale, in confronto ai nostri fratelli europei.

La mostra espone  opere  di provenienza diversa,  appartenenti a un periodo cronologico molto esteso. Il percorso didattico quindi si costruisce su quattro sezioni tematiche:

Sez. I. IMAGO MAGISTRA – opere di Filippo Lippi, Bartolomeo Montagna, Giovanni Bellini, Jacopo, Francesco e Leandro Bassano,  Caravaggio e Jacopo Vignali.

Sez. II. IMAGO IDEALIS – opere di Giulio Carpioni, Pietro Della Vecchia, Gaspare Diziani e Giovanni Bilivert.

Sez. III. IL VOLTO DELL’IDEA –  opere di Santi di Tito,  Bronzino, Giusto Sustermans, Jacopo e Domenico Tintoretto e Giandomenico Tiepolo.

Sez. IV. LA “BELLA” NATURA-  opere di Francesco Zuccarelli, Marco Ricci, Giuseppe Zais, Andrea Scacciati e Bartolomeo Bimbi.

Mi fermo sulla crocifissione del Bellini, nella prima sezione. E penso allo sguardo aperto e geniale che ebbe questo artista nel Cinquecento. Fu lui a liberare il fondo del ritratto religioso da un semplice telo colorato per aprire gli occhi al paesaggio, quel paesaggio mistico e elegante della pittura veneta. Come vediamo già  nella tela di Brera, La Madonna con Bambino (1505).

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G. Bellini, Madonna con Bambino, 1505, Pinacoteca di Brera, Milano

E anche qui, Giovanni Bellini, ci apre gli occhi.

Giovanni Bellini realizza una crocifissione distaccandosi dalla tradizione iconografica dell’epoca. Non pone al centro altri personaggi, vi pone solo il Cristo. Come i crocifissi che esponevano nelle chiese nel Trecento. Pensiamo a quelli di Giotto e Cimabue.

Lui però realizza un dipinto. Il Cristo, da solo, senza Maddalena né Maria. Da solo ad affrontare la morte. Intorno a lui tombe concrete e teschi reali. In fondo, un paesaggio meraviglioso, una cittadina ritratta.

La religione e il sacro nella realtà.

Un modo di aprire sguardi, idee e occhi, che come al solito, un pittore del rinascimento, è riuscito a concretizzare in una scena così tradizionale. Religioso e umano si incontrano. Coraggio di espressione e eleganza di rappresentazione.

Mistico pensiero e concreta umanità.

Federica Maria Marrella per 9ArtCorsoComo9

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