Perez. e il duello tra cinema e tv

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La televisione, negli ultimi anni, sta conoscendo un cambiamento qualitativo epocale, un cambiamento che alcuni maligni sussurrano essere inversamente proporzionale a quello che sta investendo il cinema. Se è difficile, in questo momento, capire la portata di questa rivoluzione senza rischiare di cadere in facili giudizi privi di sostanza, è però innegabilmente vero che il piccolo schermo sta uscendo dall’angolo in cui decenni di snobismo intellettualoide lo avevano confinato.

Questo fenomeno è particolarmente evidente in America, dove la convivenza forzata fra Hollywood e televisione ha rinverdito la vecchia sfida, rilanciando la serialità televisiva come pericolosa concorrente del grande schermo. Non si tratta solamente di tecnologia: è senz’altro vero che l’avvento di nuovi canali (Netflix in primis) ha permesso una maggiore sperimentazione ma il vero motore di questa rivoluzione è la linfa creativa che un’ondata di sceneggiatori e produttori – per così dire – di nuova generazione ha dato all’intera produzione televisiva. In scala più piccola, perché sia mai che l’Italia si metta alla testa di qualcosa, sta succedendo anche da noi: è ancora troppo presto per poter dire se si tratta di una moda passeggera, oppure se finalmente gli studios italiani (RAI, principalmente) abbiano deciso di osare. Fatto sta che da quando Sky è entrata in gioco, le cose si sono fatte più interessanti. Fin’ora ho parlato di televisione, ma in realtà l’esempio che vorrei portare per corroborare le mie idee è cinematografico. Sto parlando di Perez., film interessante passato dal Festival di Venezia con un buono riscontro di pubblico e di critica. Perez. fa da trait d’union fra cinema e televisione per due motivi evidenti.

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Marco D’Amore e Luca Zingaretti a Venezia per la presentazione di Perez.

Se Marco D’Amore, attore rivelazione protagonista di Gomorra – La serie, è il collegamento più evidente e immediato, è Gomorra – La serie in quanto tale, in quanto prodotto di genere, a risultare interessante per questa brevissima analisi. Perez., da Gomorra, prende un po’ tutto: l’ambientazione ostile, le scenografie inquietanti, pistole, sangue, sparatorie, incendi, sesso, complesse relazioni familiari. C’è chi l’ha definito come il capostipite di una possibile rinascita del genere poliziesco italiani, così brutalmente eclissatosi alla fine degli anni 70 e chi, invece, ha scomodato il noir di americana memoria. Le citazioni ci sono tutte, e lo si può notare anche dal trailer, ma se anni fa avremmo gridato al capolavoro, oggi, dopo i titoli di coda, ci rimane qualche dubbio. Un sapore amaro di già visto, e forse, addirittura, di aver visto qualcosa di meglio. Sky ha saputo rielaborare un genere, calandolo nella realtà italiana, in un modo che per ora, il cinema, si sogna: aiutato anche dalla serializzazione, dalle infinite possibilità narrative che più puntate assicurano, tanto Gomorra, quanto il suo predecessore e padrino Romanzo Criminale, hanno proposto temi e prodotti indubbiamente migliori.

C’è chi guarda a questi avvenimenti con preoccupazione: ma chi crede ancora che il cinema sia intoccabile e che la televisione lo stia, ingiustamente, insidiando, non ha capito la portata di questa sfida. Da una sfida possono nascere infinite possibilità creative e se è questo, che serviva, per rilanciare un’arte che cominciava a puzzare di stantio (fra remake dei remake, prequel e sequel) bisognerebbe esserne solamente felici. E aspettare con impazienza di vederne i risultati.

Perez. sarà in sala dal 2 ottobre.

Giulio Scollo per 9ArtCorsoComo9

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