Il cinema muto resti muto

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Siamo più o meno a metà del Festival del Cinema Muto, a Milano. Si terrà sino al 5 ottobre. Ancora proiezioni al Dal Verme, all’Oberdan, al MIC, al Politecnico e al Museo del Novecento.

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È la quinta edizione per questa realtà che, anno dopo anno, raccoglie consensi e interesse.

L’edizione 2014 è incentrata sulla produzione inglese anni Venti di Hitchcock, con sei dei suoi nove lungometraggi muti. Sono stati e saranno proiettati in edizioni restaurate e accompagnati da musica dal vivo su partiture composte da Rossella Spinosa.

Quando ho seguito il corso di storia del cinema all’università, sono rimasto affascinato ma allo stesso tempo irrigidito di fronte al cinema muto.

Tutti siamo cresciuti con il sonoro. Siamo abituati a sentire voci sin dalla più tenera età. Quel cinema era fatto di mimica, di espressività. Tutto era nel volto, nelle pieghe di una guancia, in un occhio socchiuso o spalancato. Il potere all’immagine. Ho dovuto abituarmi.

Sorvolando su velate questioni di estetica (branca della filosofia), voglio solo ricordare le parole che proprio Hitchcock ebbe a dire sui film muti: “I film muti sono la forma più pura del cinema. La sola cosa che mancava loro era, evidentemente, il suono che esce dalla bocca delle persone e i rumori. Ma questa imperfezione non giustifica i grandi cambiamenti che il suono ha portato con sé. Voglio dire che quasi niente mancava al cinema muto, solo il suono naturale”.cinema muto 1

Cosa è cambiato con il cinema sonoro? Quanto ancora guardiamo l’immagine? In un mondo di immagini, sempre più di immagini, al cinema guardiamo attentamente mentre ascoltiamo o diamo un’occhiata mentre registriamo le parole? Ecco, tutto è abitudine e formazione.

Fu un passaggio epocale, quasi doloroso (le perplessità di Chaplin, i numerosi attori dalla voce bruttina costretti a essere doppiati o addirittura caduti nel dimenticatoio, quel grande – infinito? – vortice in cui finiscono tantissimi attori e attrici da sempre), cavalcato sapientemente da qualcuno. Come la divina Greta Garbo, la cui voce sexy e dai connotati mascolini ha fatto impazzire più generazioni.

Oggi si dice che il cinema muto non sia adatto alle abitudini audiovisive dei telespettatori. Prima di tutto questa è un’offesa alle capacità intellettive degli spettatori.

E non si possono accettare colorazioni computerizzate, copie sonorizzate, abolizione delle didascalie e altre robe del genere. C’è alla base un fraintendimento. Grave. Se si vuole amare il cinema muto, bisogna rendersi conto che il suo linguaggio è diverso da quello del cinema sonoro. Non può essere fruito come fosse un film di oggi. Non lo è. Mica possiamo annullare divenire storico e pluralità così, con un computer.

Questo è il sito con il programma dettagliato: se siete appassionati o anche solo stressati perché troppa gente attorno a voi parla e parla e parla ancora, questo Festival fa al caso vostro.

http://www.cinemamuto.it/

Yuri Benaglio per 9ArtCorsoComo9

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