Pablo Neruda, il solo pericolo è la poesia

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L’ho conosciuto per caso, Neruda. Guardando anni fa Il postino. Tante cose mi avevano affascinato di quel film: in primis Mario Ruoppolo, classico uomo con pochi strumenti. Mario non sapeva che direzione prendere nella vita. Il padre, un pescatore, non capiva nulla dell’inquietudine del figlio. Così un giorno Mario diventa postino: è incaricato di servire un cliente prestigioso, Pablo Neruda, un poeta cileno in esilio. Ricordo che la loro amicizia era bellissima e penso che a tutti serva una guida, un maestro. Pablo lo è stato per Mario. Grazie a Pablo, Mario ha conosciuto e imparato a gestire l’infinito mondo della poesia. “La poesia non è di chi scrive, è di chi se ne serve” dice Mario nel film.neruda 2 È grazie a Pablo che Mario impara a familiarizzare con il linguaggio dell’amore. Ma Pablo apre a Mario anche nuove prospettive: le idee comuniste, la cultura, la bellezza della natura (“bello però – dice Mario riferendosi al cielo stellato – non me n’ero mai accorto che era così bello”). Ho sempre pensato che Pablo fosse una benedizione nella vita di Mario. “Il mondo intero con il mare, il cielo, con la pioggia, le nuvole… Il mondo intero è la metafora di qualcosa?” chiede Mario a Pablo. Ma è anche Mario a insegnare qualcosa a Pablo. La bellezza della semplicità, la bellezza innocente dell’ingenuità. Tanto che poi Pablo Neruda torna a Capri. Ma Mario non c’è più, è stato ucciso durante la soppressione di una manifestazione comunista. Però c’è Pablito, il figlio di Mario. Però c’è una poesia, rimasta non detta, un “canto per Pablo Neruda”.

In Neruda, quello vero, c’è la stessa acuta sensibilità del Mario del film. Non ci sono particolari preziosismi, ci sono immagini raccontate con semplicità. Immagini che solcano tutto, tra amore e morte, dolore e natura, la pace e l’umiliazione. Tutto provato sulla sua pelle, nel suo Cile. Quel Cile di cui Neruda è diventato martire e simbolo. “Per una poesia che con l’azione di una forza elementare, porta alla vita i sogni e il destino di un continente” è la motivazione con cui Neruda vince il Nobel per la Letteratura nel 1971.

Pablo Neruda rappresenta al meglio il trittico poesia-politica-amore. È stato testimone e protagonista degli eventi della sua terra e del suo secolo, dai movimenti di liberazione in America Latina alla morte di Salvador Allende, a cui il grande poeta aveva dato il suo sostegno per la candidatura alla presidenza del Cile.neruda 1

E adesso quasi non importa se l’anno scorso siano state messe in discussione le cause della sua morte. Se quella morte, avvenuta in un ospedale di Santiago poco dopo il golpe di Pinochet, non sia stata naturale ma voluta. Pare che ai militari che cominciarono a vessarlo con perquisizioni ordinate dal generale golpista Neruda rispose: “Guardatevi in giro, c’è una sola forma di pericolo per voi qui: la poesia”. Voglio credere che l’abbia detto, e voglio dargli ascolto. Lasciamo spazio solo alla Poesia. Senza spiegarla, perché come spiega Pablo (Philippe Noiret) nel film: “Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia un animo predisposto a comprenderla”.

“In quell’istante ebbero termine i libri,

l’amicizia, i tesori senza sosta accumulati,

la casa trasparente che tu e io costruimmo:

tutto cessò d’esistere, tranne i tuoi occhi”.

Yuri Benaglio per 9ArtCorsoComo9

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