Alzheimer. Un mondo (quasi) perduto?

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“La Signora non c’è, Elvy è rimasta”. Le parole dell’incoscienza sono spesso le più lucide. Chissà se Elvira lo sa. No, non lo sa. Elvira se n’è andata. Lei ha 85 anni all’anagrafe, ma 10 sono quelli che vive ogni giorno, come farebbe una bambina della sua età: facendo i capricci, giocando, guardando i cartoni animati, parlando coi suoi genitori, scrivendo e disegnando, ribellandosi al bagno settimanale. I bimbi sono come i gatti. Non amano l’acqua finché non ci sono dentro, allora dalla vasca non vorrebbero uscire. Elvira si è persa nelle quattro mura della sua casa, è bambagia che la protegge, soffice e delicata come il suo mondo fanciullesco. Ma si è persa davvero?

I volti dell'Alzheimer. Alex Ten Napel
I volti dell’Alzheimer. Alex Ten Napel

L’Alzheimer in realtà è solo un binario parallelo, forse, con brevi deviazioni. Lampi, secondi in cui la rotta deraglia e prontamente ritorna a regime. Pensiamo sia terribile. Non vorrei mai perdere il mio passato, non così. Ma si perde davvero, poi, il passato? Una parte rimane latente a tempo indeterminato, sospesa chissà dove, mentre l’altra, più preponderante, la fa da padrona. Ed è quasi sempre la più remota, e spesso anche la più spensierata. Ritornare bambini ha il suo prezzo, e le rughe e i solchi della pelle non bastano a pagarlo. Ma guardare quella pelle, osservare le pieghe di un viso tradisce, nasconde ancora, e nulla traspare di ciò che è e che non è. Lo ha dimostrato Alex ten Napel nel suo progetto fotografico chiamato Alzheimer.

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I volti dell’Alzheimer. Alex Ten Napel

A vederli quei volti, segnati dal tempo (e dai ricordi) non tradiscono nulla che non sia quello che i bianchi, i neri e grigi compongono: occhi vispi, sorrisi vivaci, sconforto, assenza, pensieri lontani. Stati d’animo di qualsiasi uomo o donna che, a diritto, meritano di essere stanchi, felici, delusi, appagati. Perché dalla vita, ormai, essi hanno avuto tutto il necessario, e hanno visto il possibile. Che differenza fa se il loro presente non è nel nostro presente? È come se il problema non fosse loro (e certamente non lo è, in qualche modo). Sono percezioni individuali, un asse invisibile che ha cambiato inclinazione, senza dare nell’occhio allo sguardo superficiale. Aldilà del mistero di come la mente possa sganciarsi da alcuni pezzi di passato, lasciarli andare e, invece, tenerne stretti altri; aldilà di quella sottile nebbia che separa le due parti, senza mai sovrapporle; rimane lucida un’unica consapevolezza: l’Alzheimer è un fatto intimo e personale. È la chiusura vera e irreversibile verso chi guarda dall’altra parte e non ci sta dentro. Non c’è mediazione. E chi è esterno non lo capisce, perché tagliato, incomprensibilmente, fuori.

 

Laura Loi per 9artcorsocomo9

 

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