Napoli non è Ferguson e nemmeno Gaza

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No, non ci sto. Non voglio fare come Roberto Saviano in “La Ferguson di casa nostra”, articolo scritto per La Repubblica e avente come oggetto la morte di Davide Bifolco, e definire Napoli una città in guerra. Non voglio offendere la dignità dei cittadini napoletani. Napoli non è una città in guerra, Napoli non è bombardata come Gaza, non è sotto assedio. Sicuramente ci sono quartieri di Napoli in cui vivere è difficile, sicuramente ci sono zone dove lo Stato non è presente, dove è debole, dove la camorra si è sostituita allo Stato stesso, ma sono sicuro che neanche in quelle zone, neanche a Rione Traiano o a Fuorigrotta si respiri un aria di guerra. I napoletani non sono mica profughi bisognosi di aiuto o di essere accolti in altri Stati. Esattamente come l’omicidio di Davide Bifolco non è una Ferguson per l’Italia. Ferguson è stata l’esplosione di malessere antico quanto la storia dell’America, è lo stesso malessere che abbiamo visto in decine di film, è quella denuncia di una polizia bianca che diventa violenta verso la popolazione di colore. Napoli non è Ferguson, non basta una banale analogia per avvicinarle, Napoli ha altri problemi come la legalità, come la disoccupazione che porta povertà che, insieme all’ignoranza, portano alla camorra. Non basta un morto in un inseguimento per fare di Napoli la Ferguson italiana, così come non basta una facile analogia a fare di me un’intellettuale, così come non bastano due piume sul fondoschiena a fare di noi una gallina.

davide-bifolco-napoliIl caso di Davide Bifolco è un caso serio, non va sottovalutato, per carità, non voglio far passare questo messaggio. Un ragazzo diciassettenne ucciso da un carabiniere in servizio è un evento che merita tutta la serietà e tutte le indagini del caso. E’ per questo che accolgo con piacere la notizia dell’indagine della procura sul fatto in questione. Lo so: sono un inguaribile ottimista, dopo il caso Cucchi e dopo il caso Aldrovandi credo ancora nella giustizia, ma non posso fare altrimenti, non posso distruggere le basi di tutta la nostra società per una critica a priori su un sistema che sì, in alcuni casi ha sbagliato, ma che è pur sempre lo stesso sistema nel quale vivo.

Esprimo solidarietà alla famiglia e a tutti quelli che sono stati vicini a Davide, la morte di un diciassettenne deve essere un evento talmente tanto scioccante che immagino possa far venire fuori delle parole dure, forti, non controllate, che non riporto perché scelgo di non perpetrare un messaggio che giudico negativo. Davide Bifolco è morto sì perché un carabiniere gli ha sparato, ma Davide era in giro su uno scooter con un latitante e con un pregiudicato (sì in tre su uno scooter) e non si è fermato al fermo dei militari. Sì, Davide non meritava di morire per così poco, sì, sicuramente il carabiniere ha sbagliato nell’esplodere quel colpo (che sia un giusto processo a decidere se si è trattato di colpo accidentale o meno), ma ancora una volta non voglio fare come Roberto Saviano e condire l’esplosione del colpo con quattro righe ad effetto pulp o cercare giustificazioni per Davide e per i suoi compagni di disavventura che non si sono fermati allo stop dei militari. Sarò radicale ma secondo me la legalità non si predica e basta, la legalità si professa, nella legalità si crede e nella legalità si vive.

Giuseppe Del Fiacco @fiakketto per 9ArtCorsoComo9

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