La (non tanto) sottile discriminazione a Hollywood: sessismo e misoginia #2

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Lo scorso weekend l’annuncio del furto di immagini private di alcune delle più quotate attrici e modelle statunitensi ha fatto il giro del mondo. La notizia meriterebbe attenzione solo entro certi limiti, perché, in casi come questi, oltrepassare il confine fra dovere di cronaca e gossip è facile e immediato. Tuttavia l’accaduto getta luce su alcuni aspetti del mondo dello showbiz, su quello della comunità online e, in generale, sulla discriminazione a cui tutt’oggi donne di ogni parte del mondo, a qualunque livello della società, sono soggette.

Prima di tutto un paio di antefatti: nella notte fra il 26 e il 27 agosto un utente del sito 4chan, piattaforma nata nel 2003 dove chiunque può caricare ciò che più desidera, senza restrizioni di sorta, ha affermato di essere entrato in possesso di moltissime foto private di attrici e modelle famose, di essere pronto a diffondere il materiale, promettendo video compromettenti in cambio di soldi. Nei giorni successivi, effettivamente, in rete sono apparse le prime immagini, la maggior parte delle quali ritraeva attrici e modelle che, nella privacy della loro abitazione, erano completamente o parzialmente nude. L’enfasi, che in un primo momento potrebbe sembrare cadere su “nude”, in realtà dovrebbe essere posta su “nella privacy della loro abitazione”.

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La reazione di Lena Dunham, creatrice di GIRLS, su twitter

Battute di dubbio gusto a parte, i primi commenti che hanno accompagnato lo scandalo ci regalano un panorama di desolante bigottismo. Il mantra che molti uomini (ma anche, e tristemente, molte donne) hanno ripetuto recitava così: non fare foto nuda se non vuoi che appaiano online. La misoginia intrinseca di determinate interpretazioni dell’accaduto è prova ulteriore di come essere donna sia ancora problematico. La parità fra i sessi vorrebbe che, di fronte a certi avvenimenti, si sollevasse un coro sdegnato: nessuna delle donne coinvolte, dopotutto, ha volutamente caricato e messo a disposizione online le proprie foto che, evidentemente, erano riservate ad un uso privato. Uso di cui, in realtà, non ci dovrebbe importare nulla: chiunque, in casa propria, è libero di spogliarsi, mettersi di fronte a un obbiettivo e agire come meglio crede, perché nulla di tutto ciò lede al buon costume e al buon gusto. Tuttavia le immagini di queste donne, in atteggiamenti esplicitamente erotici, hanno fatto scattare un’ondata sì di indignazione, ma un’indignazione rivolta non contro l’hacker ma contro le vittime dell’hacker. Per molte persone, le vere colpevoli sono queste donne, ree, evidentemente, di avere una sessualità e un corpo, che hanno voluto immortalare in libertà. Sembrerebbe quasi che la fisicità femminile sia accettata e accettabile solamente quando è mostrata nei film porno (ma anche in questo caso bisognerebbe aprire un altro dibattito) o sulle copertine di riviste riservate a un pubblico prettamente maschile (GQ, Esquire e via dicendo).

Questo ragionamento non può che portarmi ad un sempre attuale dibattito concernente la sessualità femminile: la colpevolizzazione della donna è un vecchio adagio che torna sempre di moda in occasione di uno stupro. La “colpa” della stuprata si misura in base ai centimetri di gambe scoperte, al tasso alcolemico nel sangue, ai flirt di cui si rende protagonista o anche, semplicemente, ai segnali, involontari o addirittura immaginati, che la controparte maschile coglie o crede di cogliere.

Un altro aspetto da prendere in considerazione sono i soggetti coinvolti nell’attacco informatico: ci sono Kate Upton, Kirsten Dunst, Ariana Grande, ma soprattutto c’è Jennifer Lawrence. La Lawrence, beniamina di praticamente tutta Hollywood, vincitrice di un Premio Oscar, attrice di indiscutibile talento, critica nei confronti dei modelli femminili che il cinema propone, è sicuramente la più colpita da quanto avvenuto. Come però ha fatto giustamente notare HuffPost America, questi furti non sono nuovi: prima di lei ci sono state le varie Paris Hilton e Kim Kardashian che, seppure sospette di essere la fonte primaria, o quantomeno complice, del leak dei rispettivi filmati erotici, non hanno conosciuto la benché minima briciola di solidarietà, cosa che invece è avvenuta con la Lawrence. Persino ai tempi delle foto di Scarlett Johannson (che solo recentemente, con gli ultimi film, si è imposta come un’attrice di un certo livello) internet è rimasto silenzioso.

Il nocciolo della questione, in realtà, dovrebbe essere un altro: non importa che sia Jennifer Lawrence o Paris Hilton la vittima del furto e della violenza. Non importa che la vittima sia un’attrice premio Oscar o un’ereditiera antipatica. Ciò che importa è che ancora una volta viene messo in discussione il diritto di ogni donna di disporre del proprio corpo come meglio crede, un diritto che viene ridotto a brandelli ogni volta che si parla di stupro, di aborto, di canoni estetici inarrivabili. Un diritto che va difeso ad ogni costo.

Giulio Scollo per 9ArtCorsoComo9

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