Il Guercino rubato. E il naufragio della Grande Bellezza

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L’opera  “Madonna con i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo” (1639) di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (1591- 1666), un olio su tela di tre metri di altezza e quasi due di larghezza, è stata rubata dalla chiesa di San Vincenzo in corso Canalgrande a Modena. Tra domenica notte e martedì.

Cosa è successo, concretamente?

L’opera era da poco tornata nella sua chiesa, dopo essere stata prestata ad una mostra realizzata alla Venaria Reale a Torino. Si presuppone infatti che l’idea del furto sia partita proprio da Torino. Sei milioni di euro, dice Sgarbi, vale questo dipinto. Altri, affermano, “ha un valore inestimabile”.

Iniziano così le critiche, più che legittime. L’opera, infatti, si trovava in una cappella della Chiesa, senza antifurto. Il Parroco racconta che “il mantenimento dell’antifurto costava troppo, quindi non è stato utilizzato”. La chiesa veniva aperta pochissimo, solo per le messe. Altro punto da criticare delle chiese e delle opere d’arte in esse “custodite”.

Una confusione di idee e di realtà che mi fa pensare.

Faccio sicuramente parte di quegli “studiosi” che desiderano le opere posizionate nei loro stessi luoghi, non sradicate e piazzate in un museo raggiunto da orde di turisti. La Deposizone del Pontormo è sicuramente più suggestiva nella piccola chiesa di Santa Felicita a Firenze, di quanto lo potrebbe essere in qualsiasi sala asettica di un museo. Proprio come accade, al contrario, alla Deposizione del Caravaggio, oggi alla Pinacoteca Vaticana, che perde tutto il suo fascino e potere religioso in una sala da museo, piuttosto che posizionata sopra un altare. Altare che accoglierebbe il corpo del Cristo, livido, bellissimo, immediato e affascinante rimando alla Pietà Vaticana Michelangiolesca. Ma gli esempi potrebbero essere innumerevoli. Sono convinta che metà della bellezza dell’opera sia il luogo per cui è stata pensata. O anche un luogo lontano, piccolo,  ma comunque legato alla storia dell’opera, da dover cercare e pretendere di trovare. L’arte è fatica, ricerca, desiderio di scoperta in luoghi slegati dal centro del turismo, e le opere sono piccoli sassi di pollicino che nel nostro Paese, davvero, sono disseminati ovunque. Ed è questa la nostra più grande bellezza. Seguendoli, possiamo ritrovare noi stessi. La nostra cultura, la nostra identità.

Però. C’è un però.

Se il rischio è di non poter proteggere le opere, mi oppongo alla mia Utopia di opere disseminate e nascoste, filologicamente e correttamente posizionate. Perché spesso nelle chiese sono i turisti a dover mettere l’euro per poter garantire  60 secondi di illuminazione dell’opera, che altrimenti rimarrebbe al buio totale? Perché le piccole realtà non vengono aiutate a proteggere i beni incommensurabili presenti nei luoghi di culto?

Perché ricordiamo che molta arte italiana è arte religiosa. E l’arte religiosa aveva committenza specifica per specifiche chiese e luoghi.

P. Sorrentino, La Grande Bellezza, 2013
P. Sorrentino, La Grande Bellezza, 2013

Cosa sta accadendo all’idea di salvare il patrimonio italiano? Sta naufragando?

Ripenso a un mio collega e appassionato di Cinema, che un giorno mi disse: “Secondo me, ne La Grande Bellezza di Sorrentino, il momento più epico, la scena che si ricorderà per tutta la storia futura del cinema italiano, è l’immagine del relitto della Concordia al Giglio. La bellezza che è naufragata. Ecco, quella immagine significherà, in futuro, tutto il film”.

Che ne facciamo di una Grande Bellezza che naufraga e fa acqua da tutte le parti e ci permette di far rubare un CAPOLAVORO assoluto, perché questo è, di uno dei pittori più affascinanti, avvolgenti, misteriosi dell’epoca Barocca italiana? Creatore del blu più attraente e mistico che sia mai stato realizzato?

È un’ennesima domanda retorica, o queste richieste possono essere un urlo di rabbia e delusione? Come possiamo credere di custodire il nostro essere umani, se non sappiamo custodire il nostro essere storia e cultura?

La Madonna guarda dall’alto. E fa segno verso il basso. Il piccolo angelo, vola e la guarda.

Il suo sguardo è quasi rassegnato. Un sorriso sottile, in penombra.

Il volto tondo della bellezza.

Un manto giallo, color terra, riprende il suo trono dorato.

Il suo abito viola, il panneggio blu mistero.

Quel dito, in basso, verso l’affondo.

Verso il naufragio dell’Umanità.

Della cultura dell’Umanità.

 

Federica Maria Marrella per 9ArtCorsoComo9

 

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