Non solo mobili 10 – Tra Chiaravalle e Pavia

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Non è la strada più semplice nè la più veloce quella che ci apprestiamo a percorrere: normalmente, tra l’abbazia di Chiaravalle e la Certosa di Pavia passano una quarantina di minuti, ma se fosse così facile questo itinerario giornaliero non porterebbe mai la mia firma. Ci eravamo lasciati nel centro di Milano e dalla sua periferia ripartiamo. Prima tappa l’abbazia fondata da san Bernardo: uno dei primi esempi di gotico in Italia, impreziosita dagli affreschi dei Fiammenghini e dalla Madonna della Buonanotte di Bernardino Luini. Segni particolari: il campanile, ovvero la Ciribiciaccola della filastrocca, di Francesco Pecorari (lo stesso del campanile di San Gottardo, a Milano, e del Torrazzo già visto nella puntata a Cremona); le colonne annodate del Chiostro; la Cappella della donne (non sempre visitabile), con pochi lacerti di pittura a carattere gentilizio. Poco più a sud l’abbazia di Viboldone (1176) presenta bifore a vento, una commistione di romanico e gotico che mischia mattone e marmo, e la decorazione del tiburio di ispirazione giottesca; e qui potremmo proseguire verso sud ovest, raggiungere la Certosa e chi s’è visto… s’è visto!

abbazia di Chiaravalle - Colonne annodate - Chiostro

Invece no. Cartina alla mano si allunga mostruosamente il percorso, 25 minuti secchi, e si raggiunge Lodi Vecchio: originariamente Laus Popeia, rasa al suolo dal Barbarossa (1158) che poi edificò Lodi. Nella basilica di San Bassiano o dei Dodici Apostoli (fondazione 378, ricostruzione 1320) ricompaiono le finestre a vento, la volta dei bovari e la formella a lato del portale raffigurante un ciabattino sottolinea il ruolo rilevante delle corporazioni negli interventi architettonici e pittorici apportati; dell’antica Cattedrale restano basi di colonne e pezzi di muro che fanno intuire la sua planimetria, della sua distruzione però sono colpevoli gli stessi lombardi che la smantellarono nel 1811. L’ex Conventino, nei pressi dell’area archeologica, è oggi adibito a museo cittadino. Da qui al capoluogo, il passo è breve.

Le bellezze di Lodi non si esauriscono ai 172 centimetri di Bianca Balti ma si estendono alla basilica cattedrale della Vergine Assunta (1158), mosaico absidale di Aligi Sassu; la chiesa di San Francesco, finestre a vento di rito, colonne dipinte, e sarcofago del naturalista Agostino Bassi; al Tempio Civico dell’Incoronata (1488) con tanto di Museo del Tesoro dell’Incoronata, annesso, conservante tra le altre opere pittoriche quattro tavole del Begognone.

A Senna Lodigiana il Museo di Storia Naturale Maria Gardoni Mosconi, ospitato nell’antica canonica della Chiesa (1780), comprende: reperti fossili della zona geologica del Po, riproduzioni di alcuni pianeti Sistema Solare (la ricostruzione dell’intero sistema è visibile previo appuntamento), la storia della via Francigena, sculture a dipinti dall’Accademia di Brera e il pettorale di Aronne.

Sant’Angelo Lodigiano offre invece ilMuseo Lombardo di Storia e Agricoltura e il Museo del Pane, all’interno del Castello visconteo che ospita altresì il Museo Storico Artistico con Armeria, Sala del Trono, Sala degli Specchi e Biblioteca.

E finalmente ecco la Certosa di Pavia! ex voto di Gian Galeazzo Visconti, che quando faceva una cosa solo in grande! (vedi Duomo di Milano) Sfoggia affreschi di Bergognone e Daniele Crespi; dipinti di Cerano, Morazzone e Francesco Cairo; il famoso monumento funebre di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este e la tomba dello stesso Gian Galeazzo. La Certosa si avvale anche di un museo, voluto dal Beltrami a fino Ottocento, con gipsoteca e una raccolta che comprende Bambaia, Luini e Bramantino.

 

 

Veronica Benetello per 9ArtCorsoComo9

 

 

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