Due voci per una casa

0 782

La nostra casa è il luogo dove possiamo essere veramente noi stessi, le quattro mura dietro cui ci rintaniamo a fine giornata per leccarci le ferite che ci ha procurato l’insensibile mondo là fuori.

È il posto dove ci sono le nostre cose, l’unica certezza contro l’incerto futuro.

La_casa_di_sabbia_e_nebbia

Kathy, divorziata con una quotidianità grigia e piena di rimpianti, vive annoiata nella sua modesta abitazione con vista mare, una casa di sabbia e nebbia che è tutto quello che ha e che vede venirli portato via, causa una espropriazione indebita frutto di un errore burocratico.

La donna cerca subito di riavere la casa che viene comprata all’asta da Massoud Behrani, ex colonnello fuggito dalla Persia e deciso a usare quella casa per riportare la moglie e il figlio adolescente alla vita che la rivoluzione ha portato loro via.

La casa passa da essere una certezza di vita per Kathy a un faro di speranza per Massoud, che vi si stabilisce subito con l’intento di sistemarla e rivenderla quanto prima.

Entrambi lotteranno, fino alle drammatiche conseguenze, per riavere quello che li spetta: il luogo dei ricordi per lei, l’affrancamento dalla vita di emigrato per lui.

Andre Dubus III, autore di La casa di Sabbia e Nebbia uscito nel 1999 e presto diventato best seller, è abilissimo nel non farci tifare per nessuno dei due perchè entrambi meritano di stare lì.

Ci riesce alternando di capitolo in capitolo le voci, e quindi i punti di vista, dei due personaggi rendendoci impossibile anche una minima preferenza per la donna o il colonnello, in questo scontro di sogni e culture ben strutturato soprattutto nel racconto della cultura persiana, studiata a fondo dall’autore che è stato per anni legato a una donna proveniente da tale retaggio culturale.

Diventato un film da tre nomination all’Oscar nel 2003, con protagonisti i premi Oscar Jennifer Connelly e Ben Kingsley, questo romanzo crudo e avvincente mira a insegnare ad ascoltare gli altri, a mettersi nei loro panni prima che sia troppo tardi.

È meglio capire che combattere perché gli altri sono come noi, disperati.

 

Filippo Ferretto per 9ArtCorsoComo9

 

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.