Il prezzo di Facebook

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Facebook non è gratis, costa! E non viene pagato solamente dalle aziende in cerca di visibilità o di viralità per la propria pagina, viene pagato da tutti noi. Pensate che persino io, io che non uso Facebook perché sono geloso della mia identità, delle mia privacy e delle informazioni che circolano su di me, persino io, che non uso Facebook perché lo trovo estremamente costoso, pago la mia assenza da Facebook, pago la mia assenza dalle reti professionali, pago perdendomi le foto del mio ultimo nipote, pago dimenticandomi del compleanno di quell’amico lontano 600 km da dove vivo adesso… Io pago la mia assenza da Facebook decidendo di non voler condividere un linguaggio che 1 miliardo e 250 milioni di persone hanno deciso di voler utilizzare per scambiarsi informazioni, opinioni ed emozioni.

Emozioni: è questa la moneta con la quale voi pagate Facebook ad ogni connessione. Il grande fratello, nascosto dietro quella barra blu controlla e manipola le vostre emozioni, rivende i vostri like, ovvero ciò a cui voi piace, per pochi euro, e studia il vostro comportamento.

Voi credete che premere quel pulsante blu con il pollice alzato in alto sulla sinistra di questo monitor abbia poco valore, ed è proprio qui che sbagliate. Voi credete che condividere le vostre emozioni, le vostre foto e i luoghi che avete visitato abbia poco valore per il resto del mondo, ed è proprio qui che vi sbagliate.

Social Media Logotype BackgroundVoi comprate, voi votate, voi vi fidanzate, vi sposate, scegliete il nome dei vostri figli in base alle vostre emozioni, vi sembra poco come merce di scambio?

Già nel 2010, in occasione delle elezioni statunitensi, Facebook ha inserito dei banner che ricordavano agli utenti di andare a votare. L’utente di Facebook aveva dunque sul proprio monitor le faccine dei propri amici che dichiaravano di essere già stati a votare. 600 mila utenti scelti a caso sono stati bersaglio di un banner diverso, o di nessun banner. Studi sull’esperimento sono giunti alla conclusione che l’alterazione del banner ha modificato il comportamento, la scelta, e in questo caso specifico, il voto di decine di migliaia di persone. Gli organi di Facebook hanno ammesso, indirettamente, di essere in grado di riuscire a influenzare le elezioni.

Solo qualche mese fa, più o meno qualche giorno dopo che voi avete premuto “Accetto” o “I agree” sulla nuova informativa sulla polis del trattamento dati di Facebook, gli ingegneri emotivi dell’azienda hanno portato a termine un esperimento sul “contagio emotivo”. Il pool di cervelloni ha alterato la bacheca di quasi 690 mila utenti controllando il numero di messaggi positivi o negativi per studiarne poi gli effetti sull’umore degli stessi utenti. In parole povere il team di Facebook ha studiato l’umore e le reazioni di un utente medio inondandolo di dati falsi appositamente modificati per studiarne la reazione e i cambiamenti d’umore. Adam Kramer, il responsabile dello studio, ha dichiarato che “i dati raccolti da Facebook costituiscono il più grande campione nella storia del mondo”. 690 mila persone, ignare, sono state cavie da laboratorio per lo studio più grande del mondo di ingegneria emotiva e voi credete ancora che Facebook sia gratuito?

Viviamo in un’era in cui l’informazione è potere, i politici più in voga sono stars nei social network, partecipano al gioco della viralità, ne cavalcano l’onda. Alcuni sono dei veri e propri fenomeni della comunicazione virale, creano hastag, condividono in rete i loro momenti istituzionali, le proprie vittorie e le proprie campagne elettorali. Il tutto è legiferato solamente da interminabili informative sulla privacy, il più delle volte scritte in inglese e con un linguaggio tecnico, che tutti ci rifiutiamo di leggere e che se non accettiamo ci estromettono dall’uso del social network, del sistema operativo o dell’applicazione. Le stesse aziende che scrivono quelle informative interminabili e indecifrabili portano a termine degli studi sull’ingegneria sociale ed emotiva alterando i dati sensibili e le emozioni degli utenti connessi e poi si vantano dei risultati ottenuti davanti ai media di tutto il mondo.

Pensate un po’ come sarebbe piaciuto tutto questo gioco ad Hitler o a Stalin o a Kim Jong-il?

Giuseppe Del Fiacco @fiakketto per 9ArtCorsoComo9

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