Ridiamo voce alla Basilica di San Lorenzo

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Ci sono edifici che racchiudono l’ intera storia di una città. La Basilica di San Lorenzo a Firenze è sicuramente uno di questi.

Secondo la tradizione fu fondata nel corso del IV secolo su un’altura nei pressi del corso (poi deviato) del Mugnone, grazie alla donazione di Giuliana, matrona di origine ebraica, e per più di trecento anni fu la cattedrale del capoluogo toscano. Nel XV secolo fu deliberato un nuovo ampliamento ma i lavori precedettero molto lentamente, non senza difficoltà. Tuttavia i Medici, famiglia cui sono legate inscindibilmente le vicende di Firenze, promossero in misura straordinaria e per diverse generazioni la vita artistica, culturale, spirituale e scientifica del loro tempo. Nel loro generoso evergetismo sostennero la necessità di restituire lustro a una chiesa così importante, iniziando dalla struttura esterna.

Rosso_fiorentino,_sposalizio_della_vergine,_s._lorenzo
Rosso Fiorentino, Sposalizio della Vergine. S. Lorenzo

Per farlo furono interpellate le più luminose menti dell’ epoca. Cominciando da Brunelleschi inventore della prospettiva, scultore, orafo e architetto; passando per Raffaello intellettuale poliedrico anche lui architetto e sommo pittore; fino ad arrivare a Michelangelo Genio indiscusso. A lui fu affidato il progetto per la realizzazione della facciata classica ed imponente, destinata ad essere ridimensionata per problemi tecnici e finanziari insorti già dall’approvvigionamento dei materiali; Leone X gli commissionò anche la Sagrestia Nuova per conservare i sepolcri dei due rampolli di casa Medici, Lorenzo Duca d’Urbino e Giuliano Duca di Nemours, che erano morti entrambi sui trent’anni con grande costernazione del Papa che tanto si era adoperato per la loro affermazione. L’opera fu realizzata a più riprese, includendo anche le tombe di Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano, ma con grande lentezza e un graduale ridimensionamento dei progetti, finché, messo alle strette per il suo appoggio antimediceo alla Repubblica fiorentina, Michelangelo barattò un salvacondotto con una conclusione parziale dell’opera.

Anche per la decorazione dell’ interno furono chiamate grandissime maestranze, quali Filippo Brunelleschi, Lorenzo Ghiberti, Fra Bartolomeo e Jacopo da Pontormo. Se gli affreschi del Pontormo sono andati perduti è rimasto però, fra le tante altre opere di qualità, un prezioso dipinto di Rosso Fiorentino, “Lo sposalizio della Vergine” (1523). In una scena molto affollata e impostata simmetricamente, Giuseppe infila l’ anello benedetto a Maria. Con spirito d’ innovazione, confacente alla “renovatio ecclesiae” voluta da Leone X, il pittore abbandona lo schema piramidale e rappresenta Giuseppe come un bel giovane anziché anziano e quindi incapace di intaccare la verginità di Maria. La tavolozza è vivace e cangiante, tipica degli sperimentatori manieristi, e col suo oscurarsi in profondità aiuta a far percepire la profondità spaziale.

Il Campanile fu una delle ultime opere voluta dall’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici, ultima discendente della grande famiglia fiorentina. Colei che, con il Patto di Famiglia, lasciò i beni dei Medici alla Città di Firenze.

Oggi quel campanile necessita di restauri e il sagrato della Basilica ritorna ad essere il palcoscenico dei concerti legati alla manifestazione “Ridiamo voce al Campanile”,che equivarrebbe a dare voce non solo all’ intero complesso ma anche a uno dei massimi simboli della cultura italiana.

Il programma prevede tre nuovi appuntamenti musicali gratuiti, il 24 e il 31 luglio e il 5 settembre 2014, durante i quali sarà effettuata una raccolta fondi per la sistemazione della torre campanaria laurenziana.

 

 

Andrea Crivellari per 9ArtCorsoComo9

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