Addio a Giorgio Gaslini, un grande talento italiano

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E’ morto oggi a 84 anni Giorgio Gaslini, uno dei più grandi artisti della musica della seconda metà del novecento.

Ripubblichiamo una speciale intervista che il direttore d’orchestra, pianista e compositore italiano aveva rilasciato al nostro Michele Gallone lo scorso inverno nella sua casa di Milano.

1 novembre 2013

Credo che una delle esperienze più singolari e strane che possano capitare sia poter conoscere personalmente l’autore di un motivetto musicale che appartiene alla “playlist psichica” dei brani che ti risuonano frequentemente in testa, spesso non invitati e decisi a prolungare la propria ossessiva presenza a tempo indeterminato. Si aggiunga, in questo caso, che si tratta di un celebre compositore e jazzista italiano. Sono abbastanza convinto che è solo a posteriori, quando li interiorizziamo, che sappiamo riconoscere la portata, l’importanza o la bellezza dei nostri vissuti, in generale. Così non è stato di fronte a Giorgio Gaslini, mentre ci concedeva tre ore abbondanti di chiacchierata nel suo appartamento milanese. Il motivetto di cui parlavo è parte integrante di un film che a suo tempo ha terrorizzato l’Italia intera, e non solo, diventando un cult della storia del cinema thriller/horror: parliamo della nenia infantile di Profondo Rosso (1975), risultato della collaborazione tra Gaslini, Dario Argento e l’allora emergente gruppo dei Goblin. Non è facile fondere nella propria mente il prodotto artistico e il suo autore presente, in carne e ossa, ma era il pensiero che continuava ad aleggiare nella mia mente mentre ascoltavo e osservavo questo anziano, simpatico e ironico signore. Il musicista raccontava di come Argento lo avesse chiamato, quando ormai Gaslini si era fatto abbastanza conoscere nel panorama italiano delle colonne sonore e aveva poco tempo prima collaborato con lo stesso Argento alla colonna sonora de Le cinque giornate (1973). Non riusciva ad abituarsi all’idea di lavorare assiduamente per un mese intero a un prodotto filmico, dovendosi destreggiare fra mille altri impegni, concerti, registrazioni. Ma nonostante la collaborazione al film non sia stata globale, completata dall’arrivo dei Goblin, che, seguendo le istruzioni di Gaslini stesso, composero un brano musicale caratteristico e di culto quanto il film di cui è l’emblema, si direbbe che il lavoro fu più che riuscito.L’inquietante ninna nanna che risuona ogni qualvolta l’assassino si trova nei paraggi e affila il proprio coltello fu una scioccante quanto geniale rottura degli schemi del linguaggio musico-filmico, perfetta espressione della paura, fatta di sensazioni che si insinuano, strisciano, logorano di tensione, e che il pianista distingue dal panico, sentimento più momentaneo, improvviso e parossistico.

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Di Gaslini sono anche i brani che il protagonista, un pianista interpretato da David Hemmings, suona in alcuni momenti della pellicola. Ma a quel tempo oramai la carriera cinematografica del jazzista milanese era da parecchio avviata: l’altro momento cruciale per il Gaslini compositore di colonne sonore è da collocarsi all’alba degli anni 60, quando, inaspettatamente, si trovò di punto in bianco a lavorare al fianco di Michelangelo Antonioni.

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Il musicista si appassiona, mentre racconta il retroscena della sua partecipazione al film La Notte, uscito nel 1961. Registrava in uno studio a Milano, quando, con sua sorpresa, gli fu presentato Marcello Mastroianni, cui Gaslini regalò una copia di un disco che aveva appena inciso. Qualche giorno dopo ricevette una telefonata di Antonioni in persona, che gli chiese di inviargli un po’ di suo materiale, e, dopo averlo ascoltato, lo convocò sul set del suo film. Gaslini e i suoi musicisti dovevano, senza poter dare alcuna occhiata al copione, riservato al regista e agli attori, suonare nella scena di una festa, nella parte di un complesso musicale. Gaslini stipulò un contratto di collaborazione con la produzione, nonostante gli impegni: “A uno dei più grandi registi italiani non puoi dire di no.” Antonioni li tenne impegnati sul set per un mese, inchiodandoli a lavorare dalla sera alla mattina. Alla fine, vedendoli esausti, il maestro rivelò di averli trattenuti più del necessario perché l’effetto che voleva era proprio che in scena apparissero spossati. Il ricordo più bello di quella fase riguarda un momento conclusivo: Antonioni, in disaccordo con i produttori, non era convinto delle diverse versioni dell’accompagnamento musicale occorrente per la scena finale. Gaslini alla fine gli propose una sua versione, composta di sua iniziativa. Antonioni ne fu entusiasta, e la inserì nel film.

Tornando al cinema della paura, alla domanda su cosa pensa della situazione italiana attuale, il musicista, prevedibilmente, risponde che non la vede. E’ noto che il cinema horror oggi in Italia non trova spazio. “Per impaurirsi basta accendere la tv, forse è per questo che al pubblico non interessa l’horror: preferiscono rilassarsi con le commedie”. E quanto alle colonne sonore, nota come la situazione stia mutando. Il più rappresentativo compositore per il cinema degli scorsi decenni è stato senza dubbio Morricone, suo collega e amico. “Morricone non si limitava ad accompagnare una scena, ne coglieva l’essenza. Oggi ci sono degli autori interessanti, ma l’ottica che va per la maggiore è quella del commento che ricalca quanto viene mostrato”. E conclude: “Se mi chiedessero oggi di collaborare a un film, accetterei volentieri. I tempi sono cambiati, sono pieno di idee ed energia, sarebbe un’esperienza entusiasmante tornare a dedicarsi a quel lavoro”.

Una brutta caduta ha costretto il musicista a letto in un ospedale a Borgotaro, in provincia di Parma, per oltre un mese e proprio oggi da quel letto Gaslini ha smesso di vivere. Il grande talento e l’originalità di questo grande compositore, pianista e direttore d’orchestra non verranno cancellate dal tempo.

Un caro saluto al Maestro.

Michele Gallone per 9ArtCorsoComo9

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