Fotografie come isole

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Isole di senso. Così possono essere definite le opere fotografiche di Mimmo Jodice, al quale verrà dedicata una personale alla Fondazione Fotografia Modena dal titolo “Arcipelago del mondo antico”, a partire dal 12 settembre 2014.

Il tema fondamentale dell’esposizione sarà il Mediterraneo come luogo in cui ha avuto origine la civiltà e il mondo di cui ancora siamo parte, la sua cultura e le immagini, la comune memoria delle forme.

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Jodice Venere da Baia

Ma l’intento delle singole fotografie risulta ben lontano da una documentazione o descrizione di luoghi o monumenti.

Il celebre fotografo napoletano vuole al contrario rievocare attraverso luoghi e artefatti l’atmosfera della civiltà mediterranea antica all’interno delle proprie opere, tradurre le forme delle opere d’arte classica all’interno del proprio linguaggio sperimentale, inequivocabilmente moderno.

Mimmo Jodice ha sempre considerato la fotografia come una forma d’arte che offre nuove possibilità creative all’artista, nel tentativo di rappresentare la propria visione del mondo, la propria interpretazione. Originario di Napoli, città dalle radici profondamente radicate nel passato e in cui l’aria del porto dell’antichità si respira ancora oggi con le sue zone di luce ed ombra, Jodice in occasione della prossima esposizione ha approfondito e studiato il significato della cultura mediterranea attraverso le immagini, le quali evocano luoghi, miti, eroi, antichi reperti, in maniera sempre meno celebrativa e più “selettiva”.

Questa selettività diviene firma d’autore se si pensa che ogni scatto ritaglia il soggetto reale, lo trasporta nel pensiero dell’artista sottoponendolo alla deformazione del proprio stile.

“Le mie foto non nascono da occasioni, sono riflessioni sulla realtà. Guardo molto più dentro di me che fuori. Quando concepisco un progetto può capitare che vada in giro a cercare le immagini necessarie per realizzarlo, ma sempre all’interno di una visione personale, che mi appartiene e che è silenziosa e  metafisica”. Le stesse parole di Jodice riconducono alla dimensione visionaria delle sue opere, accentuata dall’utilizzo – esclusivamente in analogico – del bianco e nero. Questa scelta espressiva ha lo scopo preciso di puntare l’attenzione sulla composizione di luce ed ombra, sui volumi, i pieni e i vuoti. Il tema del mito e delle culture antiche viene quindi inserito nelle esigenze formali delle opere di un artista che fa della fotografia strumento della riflessione, un’occasione per “lasciare spazio all’immaginazione”.

Ma il Mediterraneo, rappresentando la culla delle epoche antiche, rimanda la coscienza contemporanea al dramma dell’emigrazione dalle coste africane, alla morte e alla speranza degli immigranti, riposta nella muraglia d’acqua che li separa dall’Europa (porto di pretesa civiltà). Si tratta di grida che si perdono negli abissi e che non possono essere ascoltate. Così sembrano suggerire i numerosi volti muti del fotografo. Volti antichi come “Arciere”, “Il compagno di Ulisse” o la lacrima sul volto di “Venere della baia”: antidoti al nostro tempo, naufrago senza memoria delle origini passate.

 

Frattaroli Federica per 9ArtCorsoComo9

 

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