M.I.T. Petrolio!

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Secondo gli studiosi delle rivoluzioni del dipartimento di storia del M.I.T (Matalena Institute of Technology) in Basilicata non vi è mai stato il ’68 perchè ancora deve arrivare l’illuminismo. A stento si stanno applicando le direttive del Concilio di Trento.

Di Basilicata si deve parlare, per informare, non influenzare. Mettiamola così. E parliamone. La Basilicata, o Lucania è una regione povera, perchè non sa sfruttare le sue risorse. Matera è patrimonio dell’Unesco, potrebbe essere una meta turistica di primo livello mondiale, peccato che è l’unico capoluogo di provincia d’Europa che non ha una stazione ferroviaria. Problemi logistici legati al territorio? Dubbi.

Scavi di Grumento
Scavi di Grumento

Si è candidata a capitale europea della cultura, ma in tutta la Basilicata non esiste un aeroporto, il più vicino è quello di Bari. Altrimenti Napoli. Ha dei paesaggi mozzafiato. Avete presente registi come Rosi (Cristo si è fermato ad Eboli), Pasolini (Il Vangelo secondo Matteo), Mel Gibson (La passione di Cristo), Salvadores (Io non ho paura)? Ebbene hanno scelto la Lucania come location per i loro film. Si avete capito bene, quegli scorci e quei quadri in movimento sono in Basilicata.

Maratea è una perla del Tirreno. A confronto località ipergettonate come Rimini o Milano Marittima sono ammassi di discoteche illuminate piene di bugie: succursali dell’Idroscalo. Peccato che Maratea ha la stessa pubblicità turistica del mare d’inverno: un concetto che il pensiero non considera. La costa ionica offre templi greci che sembra di stare ad Agrigento: questo inverno vi è stata un’alluvione, l’acqua arrivava alla metà dei colonnati: sui telegiornali nazionali neanche menzionato l’accaduto. L’interno offre rovine di città romane, Grumento su tutte: lì le pecore fanno da tosaerba. Ma non è finita. È disseminata di castelli di età federiciana.

Melfi era la sede estiva della corte dell’imperatore svevo Federico II, è dal nome di questa cittadina che prendono il nome le Tavole Melfitane, il codice di leggi che dettò l’organizzazione del regno più importante del medioevo. Pier Delle Vigne si sta ancora dando di testa nel muro. Per non parlare del patrimonio enogastronomico della regione, unico, che assume ulteriore sapore se accompagnato dalla musica popolare della zona: in Irlanda di musica tradizionale si campa, la Basilicata a stento ne ha memoria. Tutto questo, e altro, ma quando si parla di sviluppo e lavoro, da quelle parti si sa tergiversare solo su un argomento: petrolio. Quello della Val D’Agri.

Castello di Melfi
Castello di Melfi

Ultimo a parlarne Renzi, che ha dichiarato di vergognarsi di parlare di politiche energetiche in Europa, se per colpa di qualche “comitatino”, come li ha chiamati lui, non può estrarre in Basilicata in maniera massiccia. Uno dei “comitatini” che gli ha risposto, in maniera negativa (per fortuna!) è stata la Regione Basilicata, tramite le parole del suo governatore, tale Pittella. No, non è quello che non sa parlare in inglese (come il premier). È il fratello, Marcello. Che peso hanno le sue parole? Nessuno, per due motivi. Primo: è stato eletto con il 63% a fronte di un astensionismo del 53%. In una regione dove gli aventi diritto sono 476 mila, significa che si sono recati alle urne 223 mila persone, e lo hanno votato in 140 mila. Con questi numeri a Napoli ti fanno capo condominio. Secondo: è stato eletto nel 2013 a seguito dello scioglimento della giunta regionale, trasversalmente implicata nello “scandalo da barboni”.

Niente di che, si sono fregati 180 mila euro in 15, ovvero l’incarnazione della peggiore razza di esseri umani: disonesti e cretini. Tutti a casa, passando per il tribunale. E Marcello? Implicato anche lui, a ottobre si aspetta la probabile sentenza di condanna che, in virtù della legge Severino, lo obbligherà a lasciare la carica. Domande: perchè il PD lucano, consapevole di questa situazione lo ha candidato? Perchè il 63% del 47% dei lucani aventi diritto, consapevoli di tutto, lo hanno votato? Perchè il 53% degli aventi diritto non si è neanche interessato alla cosa? La risposta è nel lungo preambolo sulle risorse della regione che non si sanno sfruttare. Cari lucani, se non sapete neanche prendervi cura di voi stessi, di quel che avete, valorizzarlo, non sorprendetevi se un giorno vi troverete la vostra terra crivellata di buchi spruzzanti petrolio. Del resto, chi se ne frega di chi non tiene neanche a se stesso?

Andrea Samlela per 9ArtCorsoComo9

 

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